Il diabete è una patologia metabolica che, nel tempo, può alterare tanto il sistema nervoso periferico quanto quello micro-vascolare, portando a neuropatie e vasculopatie periferiche. L’insieme di queste condizioni può favorire l’insorgere del cosiddetto piede diabetico, caratterizzato da una mancata sensibilità al dolore e da una seria difficoltà di guarigione delle ferite: ne consegue che il piede può sviluppare ulcere più o meno gravi, difficili da curare.
Il piede diabetico è tra le prime cause di amputazione minore, in Italia e nel Mondo. Una patologia altamente costosa, sia per i sistemi sanitari, sia per il paziente e la sua famiglia. Il tecnico ortopedico è da sempre coinvolto nel team che lavora sui pazienti con neuro-vasculopatia periferica, perché con l’ausilio di plantari e calzature adeguate può ridurre la pressione plantare a livello delle ulcere da guarire e ridurre il rischio stesso di sviluppare lesioni.
Data l’importanza e la diffusione di questa condizione, la letteratura è ricca di studi. Partendo da qui un team di ricercatori italiano ha pubblicato una dichiarazione di posizione, con l’intento di fornire un supporto ai professionisti che si trovano a operare con il piede diabetico.
Indicazioni della dichiarazione
Pubblicato su Acta Diabetologica, questa dichiarazione di posizione si concentra soprattutto sulle calzature terapeutiche e sulla loro associazione con i plantari ortopedici che, insieme ai controlli metabolici, rappresentano un’ottima strategia di intervento.
Tra le calzature ortopediche, quelle indicate come più efficaci nel ridurre il rischio di ulcerazione dalla letteratura sono quelle con suola rigida, mentre i plantari più utili sono quelli multistrato a contatto totale.
La combinazione riesce a portare i picchi di pressione plantare al di sotto dei 200 kPa, ottenendo una riduzione del rischio di ulcerazione del 30%. Va da sé che la sola prescrizione e produzione dei due tutori ortopedici è insufficiente per garantire al paziente un minor rischio di sviluppare lesioni: un tassello importante di questo iter terapeutico è l’aderenza terapeutica alla richiesta di indossamento, che deve coprire il 60%-80% della giornata.
Da ultimo, gli autori sottolineano come la scelta delle caratteristiche della scarpa e del plantare devono essere selezionate sulla base della presenza di eventuali deformazioni del piede e del livello di rischio di ulcerazione del paziente, secondo la classificazione dell’International Working Group on the Diabetic Foot. Infine, ogni prescrizione personalizzata deve essere validata da un team multidisciplinare.
Il gruppo di lavoro
Dal momento che questa dichiarazione di posizione è italiana, è interessante indicare gli enti che vi hanno partecipato: la divisione di endocrinologia e diabete dell’Ospedale CTO dell’Università Tor Vergata di Roma, ente coordinatore; il Centro per il trattamento del diabete e del piede diabetico dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina di Monfalcone; l’Unità diabetologia dell’Ospedale San Donato di Arezzo; il Centro piede diabetico della Clinica Polispecialistica San Carlo di Paderno Dugnano; il Dipartimento di endocrinologia e metabolismo dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia; l’Unità di diabetologia e malattie metaboliche dell’Ospedale San Martino di Oristano; l’Unità di diabetologia e malattie metaboliche dell’Ospedale universitario Luigi Vanvitelli di Napoli; l’Unità di chirurgia generale della Clinica Fabia Mater di Roma.
Giurato L, Scatena A, De Giglio R, et al. SID-AMD Diabetic Foot Study Group. Therapeutic footwear in patients with diabetes: a position statement from the Italian diabetic foot study group. Acta Diabetol. 2026. doi: 10.1007/s00592-026-02722-4


