La rottura dei legamenti crociati anteriori è un evento abbastanza frequente, soprattutto tra gli sportivi che praticano attività che richiedono rapidi cambi di direzione, come il calcio, il basket, il volley e il rugby. Una volta effettuata la riparazione chirurgica, la maggioranza dei pazienti riesce a tornare a praticare sport (65%), ma raramente allo stesso livello di prima. Inoltre, la letteratura sottolinea un rischio elevato, per questi pazienti, di incorrere in recidive e di sviluppare artrosi di ginocchio post-traumatica, un rischio che è ancora più alto se il soggetto presenta un piede pronato.
Un recente studio condotto tra Iran, Turchia e Brasile valuta l’efficacia di diverse tipologie di tutore di piede sulla biomeccanica della corsa e, in particolare, sulle forze di reazioni al terreno esercitate. Il lavoro arruola 45 pazienti sottoposti a riparazione dei crociati anteriori e un gruppo di controllo con 15 soggetti sani. I pazienti del gruppo di studio sono stati suddivisi in 3 gruppi, in base al tempo trascorso dall’intervento: 6 mesi, 12 mesi e 18 mesi. Tutti i partecipanti presentano l’arto inferiore destro come dominante.
I plantari valutati
Gli autori hanno testato la forze di reazioni al terreno dei partecipanti sotto 4 diverse condizioni: tutore di controllo, formato da un singolo strato di schiuma, senza alcun fattore correttivo; tutore a doppia densità, realizzato in acetato di etilene-vinile, con rigidità mediale di Shore 60, una rigidità laterale di Shore 30 e un’altezza standardizzata del supporto dell’arco longitudinale mediale di circa 12 millimetri; tutore con supporto dell’arco plantare, realizzato in poliuretano rigido e con una copertura totale dell’arco, con supporto avente altezza di 15 millimetri; scarpe neutre, usate come riferimento base per ogni soggetto. I partecipanti sono stati quindi invitati a correre su una piastra di forza a una velocità prestabilita di 3,2 metri al secondo; nel frattempo, gli autori hanno misurato le 3 dimensioni delle forze di reazione al terreno. Le misurazioni sono state quindi valutate attentamente per individuare correlazioni tra uso del plantare e cambiamenti nelle forze di reazione al terreno.
Gli esiti suggeriscono prescrizioni altamente personalizzate
Lo studio mette in evidenza alcuni aspetti che andrebbero approfonditi ulteriormente, magari in coorti più ampie. Come prima cosa, gli autori hanno verificato che l’impatto dei tutori sulle forze di reazione al terreno – in particolare la forza posteriore di picco, la velocità di carico e il tempo di appoggio – dipende dalla fase post-operatoria in cui si trova il soggetto.
Inoltre, se il paziente presenta anche una fascite plantare, il modello di carico anomalo persiste anche a 18 mesi dall’intervento. Tra i plantari valutati, quello a doppia densità ottiene effetti più rapidi, permettendo di correggere alcune forze di reazione al terreno maladattative, come per esempio ridurre gli eccessivi momenti di rotazione.
Dati i risultati ottenuti, gli autori suggeriscono che la prescrizione di un tutore nel post riparazione dei legamenti crociati anteriori debba essere personalizzata, tenendo conto dei deficit biomeccanici del paziente e della fase riabilitativa in cui si trova. Lo studio è pubblicato su Scientific Reports.
Piri E, Jafarnezhadgero A, Dehghani M, et al. Effect of foot orthotics on running kinetics in adults with anterior cruciate ligament reconstruction: A controlled laboratory study. Sci Rep. 2026. doi: 10.1038/s41598-026-55763-8.


