L’artrosi mediale di ginocchio è la forma più diffusa, con picchi di incidenza che si attestano anche sul 40% dopo i 65 anni. Studi di letteratura dimostrano che, in questi soggetti, si ha una alterazione della biomeccanica del passo che accresce il carico a livello del comparto mediale dell’articolazione, di fatto accelerando la degradazione delle cartilagini e, quindi, peggiorando la patologia. Si crea così un circolo vizioso che fa sì che il comparto mediale del ginocchio incorra in artrosi 10 volte più spesso degli altri comparti.

Le alterazioni cui ho accennato sono dovute a schemi anormali di contatto tra tibia e femore e da un accresciuto momento del ginocchio esterno durante l’adduzione. I tutori sono spesso utilizzati per normalizzare le forze interne al ginocchio e così rallentare la degradazione delle cartilagini del comparto mediale. Ma funzionano davvero?

Una recente revisione della letteratura, condotta dall’Istituto di Biomeccanica del Politecnico Federale di Zurigo, in Svizzera, valuta l’efficacia dei tutori di piede nel correggere la biomeccanica del passo in pazienti con artrosi mediale di ginocchio e gli effetti nel breve, medio e lungo termine.

Le basi della revisione

Pubblicata su Annals of Biomedical Engineering, la revisione parte da una base di 92 articoli scientifici, 53 incentrati sugli effetti immediati dei tutori utilizzati e gli altri sugli effetti nel medio-lungo periodo. Gli autori hanno suddiviso i lavori in diversi gruppi, sulla base del tipo di tutore utilizzato: plantare con cuneo laterale (70); scarpe a durezza variabile (9); sistemi ibridi tra i primi due (5); calzature biomeccaniche personalizzate (7); tutore di piede-caviglia (5); altro (18).

Già da questo elenco si evince che il device più utilizzato nei pazienti con artrosi mediale di ginocchio è il plantare con cuneo laterale.

Per valutare i reali effetti dei diversi sistemi, gli autori hanno valutato, quando possibile, le variazioni ottenute sul picco del momento di adduzione del ginocchio, sull’impulso angolare di adduzione del ginocchio, sul dolore, sui punteggi di funzionalità e sulla velocità del cammino.

Ogni tipologia di tutore ottiene esiti differenti

Le analisi effettuate dagli autori mostrano l’efficacia di alcuni dei device testati dagli studi. In particolare, i plantari con cuneo mediale con inclinazione compresa tra i 5° e i 10° sembrano efficaci nel ridurre il primo picco del momento di adduzione del ginocchio, sia nell’immediato che nel medio-lungo termine, oltre che nel migliorare il dolore in modo abbastanza evidente nel medio-lungo termine e nel migliorare la funzionalità articolare e la velocità del passo.

Anche il plantare con cunei inferiori ai 5° possono migliorare la condizione di chi soffre di artrosi mediale del ginocchio e, in particolare, mostrano una piccola riduzione del secondo picco del momento di adduzione del ginocchio, dell’impulso angolare di adduzione del ginocchio, moderate diminuzioni del dolore e miglioramenti della funzionalità nel medio-lungo termine.

Le scarpe a durezza variabile sono invece immediatamente efficaci nel ridurre il primo picco del momento di adduzione del ginocchio. Infine, i tutori di piede-caviglia e le scarpe biomeccaniche personalizzate mostrano benefici clinici estesi se utilizzate per periodi medio-lunghi.

Fonte: Jiang Z, Gröbli M, Nasab SHH, et al. Immediate and Mid-Long-Term Effects of Foot Orthoses on Gait Biomechanics and Clinical Characteristics in Medial Knee Osteoarthritis: A Systematic Review and Meta-analysis. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42384316/Ann Biomed Eng. 2026. doi: 10.1007/s10439-026-04224-4.

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