La mobilità come indice di salute degli anziani

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Con l’invecchiamento molti fattori intaccano l’autonomia, dalla difficoltà a muoversi alla debolezza diffusa, dalla carenza di equilibrio alla fragilità ossea.
Molti di questi fattori, poi, anticipano malattie in essere e ancora non manifeste, o sono conseguenza di patologie croniche. Certo è che, se si chiede a un anziano quale sia il suo più grande desiderio, questi vi dirà, con ogni probabilità: “conservare l’autonomia il più a lungo possibile”.

Questo è l’obiettivo al centro dello studio McMaster Monitoring My Mobility, in breve MacM3, del network canadese Age Well, il cui scopo è proprio sviluppare tecnologie e servizi che supportino un invecchiamento in salute.

Lo studio sarà coordinato per la McMaster University di Hamilton dalla professoressa Marla Beauchamp, ricercatrice del Canada Research Chair nell’ambito Mobility, Aging, and Chronic Disease.

In tutto si prevede di coinvolgere circa 2000 soggetti di età compresa tra i 65 e gli 80 anni, reclutati tra l’area di Hamilton e quella di Toronto. L’intento è sviluppare un dispositivo indossabile capace di monitorare la mobilità dell’anziano e, tramite un algoritmo di intelligenza artificiale, prevederne l’evoluzione e anche lo stato di salute.

Per ora Beauchamp ha realizzato, insieme a colleghi in matematica, scienze sociali e geografia, una mobile app per smartwatch che registra il numero di passi, le distanze percorse, la modalità di viaggio e l’intensità dell’attività fisica svolta.

L’app si chiama Ivy ed è affiancata da una seconda app, Clover, che scarica e processa i dati. Questa fase ha richiesto parecchio tempo, soprattutto perché il software doveva essere valutato con grande attenzione. Ora che la fase preparatoria è finita, lo studio può entrare nel vivo. Durante i due anni di ricerca, i partecipanti indosseranno lo smartwatch per intervalli di 10 giorni ogni 4 mesi.

Nello stesso periodo, i soggetti coinvolti verranno poi valutati di persona da un medico, verranno contattati telefonicamente ogni tre mesi e saranno tenuti a tenere un diario mensile.
I dati raccolti saranno quindi analizzati con metodi di statistica avanzati e algoritmi di machine learning per identificare cambiamenti nella mobilità dei soggetti e associarli, se possibile, a esiti di natura clinica.

Per esempio, si potrebbe vedere se questi influenzano le cadute. Una volta completata anche questa fase, l’app dovrebbe individuare problemi nella mobilità in modo precoce, intercettando quelle situazioni che, se non trattate tempestivamente, potrebbero portare a esiti sfavorevoli per l’anziano.

Al momento, spiega Beauchamp, nessuno valuta la mobilità di un paziente come strumento preventivo per individuare possibili patologie future: un gap da colmare, secondo la ricercatrice, che considera invece la mobilità come una chiave da conoscere e utilizzare.

Se ci si pensa, conclude la ricercatrice, «quando si va dal medico per un controllo questi ci misura la pressione sanguigna, per esempio, o calcola il nostro BMI, ma non prende in condiserazione la mobilità generale… anche perché non esistono strumenti per valutarla». MacM3 intende proprio colmare questa lacuna.

Stefania Somaré