L’ictus è una delle principali cause di morte nel mondo: in Italia è responsabile di circa il 10% di tutti i decessi. Sempre nel nostro Paese, si contano circa 150mila casi l’anno: di questi, circa l’80% sopravvive, ma tra questi solo il 25% recupera totalmente le proprie abilità motorie e cognitive. Il restante 75% convive con una disabilità più o meno grave. Ciò determina un notevole costo sociale, sia sanitario sia non sanitario.
Per aumentare la percentuale di pazienti che recupera l’uso della mano e dell’arto superiore dopo un ictus, negli anni sono stati sviluppati esoscheletri riabilitativi di vario tipo dotati di sensori. Una recente revisione italiana, pubblicata su Sensors, si concentra in particolare sulle modalità di rivelamento ed elaborazione del segnale, fusione dei sensori e controllo basato sui sensori. La revisione ha visto la collaborazione dell’Università degli Studi di Brescia e dell’Università di Aston. Gli autori si sono concentrati su articoli pubblicati in un lasso di tempo di 15 anni, tra il 2010 e il 2025.
Com’è cambiata la struttura degli esoscheletri negli anni
La selezione degli studi da includere nella revisione è stata condotta da 2 revisori in modo indipendente, portando all’inclusione di 219 lavori, dei quali la maggior parte di carattere tecnico/ingegneristico (68), studi di fattibilità (47) e studi clinici non randomizzati (42). Sono poi incluse 22 revisioni e meta analisi, 16 studi randomizzati controllati, 16 studi osservazionali, 12 casi studio e 12 protocolli di studio. Vediamo quali sono le principali osservazioni effettuate dai ricercatori. La prima riguarda la manifattura degli esoscheletri, inizialmente pensati come sistemi rigidi, da utilizzare necessariamente in laboratorio, e nel tempo sono diventati più leggeri, morbidi e utilizzabili da casa. Ma la vera domanda è: questi strumenti domiciliari riescono davvero a migliorare le disabilità dei pazienti con ictus?
I nuovi esoscheletri sono efficaci?
Secondo gli autori, non è possibile giungere a una conclusione sicura, perché gli studi inclusi nella revisione sono troppo eterogenei, spesso basati su campioni troppo piccoli, o su disegni privi di follow-up a lungo termine. Le evidenze riferite alla destrezza sono ancora più variabili. Gli autori sottolineano, quindi, l’inconsistenza dei dati rispetto all’efficacia della riabilitazione post-ictus con esoscheletro in un contesto domiciliare, o comunque real-world. Occorre migliorare la qualità degli studi per poter individuare evidenze certe.
Fonte: Borboni A, Verzeletti M, Rastegarpanah A, et al. Recent Advances in Sensor-Based Upper-Limb and Hand Exoskeletons for Post-Stroke Rehabilitation: A Technical and Biomedical Review. Sensors (Basel). 2026. doi: 10.3390/s26175373.


