Realtà immersiva con adattazione biocibernetica

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La realtà virtuale viene sempre più spesso utilizzata in ambito riabilitativo per realizzare piani personalizzati, controllati e capaci di stimolare la compliance del paziente.
Oggi la tecnologia consente di ideare setting immersivi, ma servono software che si prestino a essere utilizzati in più contesti.

Alcuni ricercatori riportano l’adattamento biocibernetico come uno strumento molto sofisticato in grado di consentire nuove interazioni uomo-computer basandosi su un’intelligenza fisiologica (M.F. Montoya, J.E. Muñoz and O.A. Henao, Enhancing Virtual Rehabilitation in Upper Limbs with Biocybernetic Adaptation: The Effects of Virtual Reality on Perceived Muscle Fatigue, Game Performance and User Experience, in IEEE Transactions on Neural Systems and Rehabilitation Engineering).
Un concetto affascinante, questo, che prevede l’utilizzo di segnali biologici umani per dedurre lo stato del soggetto, in modo tale da adeguare la realtà in cui è immerso alle proprie necessità.

Prendiamo a esempio la fatica: grazie all’adattamento biocibernetico sarebbe possibile “misurarla” e quindi adeguare le richieste del sistema riabilitativo virtuale per consentire al soggetto di proseguire l’allenamento in modo efficace.

Gli stessi ricercatori hanno quindi studiato gli effetti di questo sistema su un gioco di riabilitazione virtuale il cui scopo è coinvolgere l’utente tanto da consentirgli di allenarsi a un livello di intensità specifico.

In particolare, in questo sistema alcuni elettromiografi di superficie vengono usati per rilevare la fatica del soggetto e adeguare le richieste del gioco in modo dinamico e conseguente.
Nello studio sono stati quindi messi a confronto i livelli di fatica percepita, l’esperienza di gioco dell’utente e alcuni parametri di performance considerando due diverse modalità: quella immersiva e quella convenzionale.
24 soggetti sani hanno partecipato allo studio, dimostrando che la modalità immersiva riduce la percezione della fatica, favorendo quindi il percorso riabilitativo.

Inoltre, i parametri di performance sono migliori nella modalità immersiva rispetto a quella non immersiva, dimostrando tanto la sua utilità quanto quella di sistemi di adattamento basati sulla fisiologia del soggetto.

Stefania Somaré

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