Le fratture acetabolari si verificano soprattutto nei giovani, per traumi ad alta energia, e negli anziani affetti da osteoporosi. L’incidenza, in crescita a causa dell’invecchiamento della popolazione, viene attualmente stimata intorno ai 3 casi ogni 100 mila persone l’anno. In alcuni di questi pazienti, la frattura dell’acetabolo può essere gestita con una riduzione con fissazione interna che, però, non sempre risulta essere efficace: per questa ragione, in alcuni pazienti è necessario passare a una protesi completa di anca.

Un recente studio dell’Università del Missisipi, pubblicato sul Journal of Arthroplasty, calcola l’incidenza di ossificazione eterotopica in questi pazienti e, secondariamente, evidenzia i fattori di rischio per questa complicazione e confronta l’efficacia preventiva degli antinfiammatori non steroidei con quella della radioterapia. L’ossificazione eterotopica è conosciuta per essere una delle complicanze sia in alcuni tipi di frattura dell’acetabolo che nell’artroplastica totale di anca.

Qual è l’incidenza della ossificazione eterotopica dopo artroplastica?

Lo studio è retrospettivo, condotto in un solo ospedale e coinvolge 75 anche. 61 di queste anche erano state precedentemente trattate con una riduzione con fissazione interna, 13 casi con chiodi intramidollari e 1 con entrambi i metodi. Gli autori hanno valutato la formazione di ossificazione eterotopica entro 90 giorni dall’intervento di conversione ad artroplastica totale di anca: i risultati indicano che nel 33% dei casi i pazienti hanno sviluppato nuove formazioni ossee nei tessuti molli adiacenti all’intervento: il 64% di classe Brooker I, nel 20% di classe Brooker II, nel 12% di classe Brooker III e nel 4% di classe Brooker IV.

Altre informazioni rispetto a questi casi: nel 92% dei casi, i pazienti venivano da una precedente riduzione con fissazione interna; il 56% aveva già sviluppato formazioni eterotopiche dopo la riduzione con fissazione o l’uso di chiodi intramidollari.

Gli autori hanno infine osservato che l’aver già sviluppato formazioni ossee eterotopiche dopo il primo intervento alla frattura d’anca è un forte fattore di rischio per la formazione di nuove ossificazioni dopo l’artroplastica totale: si parla di un rischio tre volte maggiore.

Altri fattori di rischio sono l’appartenenza all’etnia africana e una maggiore attesa per la conversione a protesi di anca totale. Osservando la presenza o meno di questi fattori di rischio i clinici possono quindi stabilire quali sono i pazienti a maggior rischio di sviluppare nuove strutture ossee eterotopiche dopo l’artroplastica.

Le profilassi attualmente usate sembrano non funzionare

Come anticipato, lo studio vuole anche confrontare la capacità protettiva di 2 diverse profilassi pre artroplastica di anca sulla formazione di strutture ossee eterotopiche: l’uso di antinfiammatori non steroidei e l’uso di radioterapia. In questo caso gli autori non individuano alcuna differenza tra l’effetto protettivo dei due metodi: nessuno dei due riesce a ridurre la comparsa di ossificazione eterotopica. Qui i numeri: su 24 pazienti sottoposti a radioterapia prima dell’artroplastica, 8 (33,3%) hanno sviluppato ossificazioni; su 11 che hanno ricevuto antinfiammatori non steroidei, 5 (45,5%) hanno sviluppato ossificazioni; su 40 che non hanno ricevuto alcuna profilassi, 12 (30%) hanno sviluppato ossificazioni. Le differenze non sono statisticamente significative.

Riley JW, Aparicio HA, Clark CJ 2nd, Goodman JT, House M, Montgomery SJ. Risk Factors for the Development of Heterotopic Ossification After Conversion Total Hip Arthroplasty. J Arthroplasty. 2026 Apr 3:S0883-5403(26)00321-9. doi: 10.1016/j.arth.2026.03.097. Epub ahead of print. PMID: 41936833

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here