Malattie reumatiche, verso nuove scoperte

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Nel mondo occidentale le malattie reumatiche sono la prima causa di disabilità e la seconda di prescrizione di antidolorifici e antinfiammatori. Si tratta di un vasto gruppo di malattie che in Italia interessano circa 15.000 pazienti, per lo più anziani e di genere femminile, sebbene anche i più giovani possano esserne colpiti.
Parliamo di almeno 150 patologie, considerando solo quelle ad alto impatto sociale, che pesano sulla spesa sanitaria per circa 20 miliardi l’anno.

Artriti, artrite psoriasica, lupus, connettiviti e sclerosi sistemica sono solo alcuni esempi. Negli ultimi anni la ricerca scientifica è riuscita a comprendere meglio le cause di queste malattie, identificando nuovi target diagnostici e sviluppando nuovi farmaci che, nel complesso, hanno migliorato la vita dei pazienti.
Molto resta da fare per comprendere i fattori in gioco nello sviluppo delle patologie reumatiche, con l’obiettivo di curarle meglio e di prevenirle.

Il prof. Carlomaurizio Montecucco, presidente della Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite – FIRA onlus, spiega: «fino a vent’anni fa si trattavano solo i sintomi, con cortisone e analgesici, negli ultimi anni ci sono stati avanzamenti molto importanti grazie a farmaci in grado di colpire selettivamente solo le sostanze coinvolte nello sviluppo della malattia, farmaci intelligenti, come anticorpi monoclonali o falsi recettori, che possono essere estremamente efficaci.

La cura delle artriti, ma anche delle connettiviti sistemiche, è cambiata in modo straordinario e le prospettive della ricerca sono ancora più incoraggianti».

Dal momento che molte delle patologie reumatiche croniche sono autoimmuni, un altro interessante obiettivo della ricerca è studiare gli autoanticorpi per utilizzarli come target terapeutici. Se ne potrebbe così bloccare l’azione senza dover deprimere il sistema immunitario. Procedere su queste strade richiede finanziamenti e non solo.

Lo conferma Montecucco: «la ricerca scientifica dedicata alla reumatologia necessita di programmi, competenze, metodologie e strumentazioni estremamente sofisticate, che richiedono importanti investimenti ma che possono portare grandi benefici.
In Italia c’è la necessità di stimolare e sostenere la ricerca scientifica indipendente, che spesso ha prodotto le scoperte più straordinarie, così da renderla competitiva con quella svolta nei grandi laboratori delle industrie farmaceutiche o nei centri universitari anglosassoni e tedeschi.
Ecco perché l’impegno di FIRA si sta intensificando, sperando di trovare sostegno per le nostre iniziative, e abbiamo ambizioni importanti per il prossimo futuro».

Per quanto riguarda la prevenzione, c’è molta ricerca da fare per comprendere al meglio le condizioni di pre-patologia e imparare a usarle per prevenirne lo sviluppo o quantomeno per rallentarlo.
Ciò vale per l’artrite, che sappiamo essere favorita da obesità e fumo di sigaretta, ma anche per la gotta, le connettiviti e altre patologie autoimmuni.

Stefania Somaré