Fratture vertebrali da fragilità e lesione della fascia toracolombare

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Uno studio del Dipartimento di Ortopedia del Primo Centro Medico del PLA General Hospital di Beijing, in Cina, si è interessato delle fratture vertebrali da compressione dovute all’osteoporosi. Si tratta delle più comuni e diffuse fratture da fragilità, causa di dolore lombare, disturbi del sonno, cifosi, riduzione della qualità di vita e aumento della mortalità.
Fratture che si stima interessino ogni anno 1.4 milioni di persone, richiedendo per molti l’ospedalizzazione, con costi sanitari diretti. La via di trattamento più efficace per queste fratture è la vertebroplastica percutanea che però non dà gli esiti desiderati in tutti i pazienti: alcuni continuano a soffrire di dolore alla bassa schiena a lungo termine, con forte impatto sulla qualità della loro vita.

Gli autori si sono quindi chiesti se questo “fallimento” sia da imputare a lesioni nella fascia toracolombare, la spessa fascia profonda che, con i suoi tanti strati, dà stabilità alla spina dorsale e alle vertebre. 81 i pazienti coinvolti, tutti operati per frattura vertebrale da compressione in un unico segmento vertebrale e sottoposti anche a Risonanza Magnetica per valutare lo stato della fascia toracolombare.
I pazienti sono stati quindi suddivisi in due gruppi: con o senza lesione alla fascia, in numero rispettivo di 47 e 34. Nel primo gruppo si è osservato un Indice di Massa Corporea significativamente più basso, associato a una maggiore prevalenza di ipertensione e sarcopenia.
Allo stesso tempo, in questo gruppo il grado di compressione vertebrale è maggiore, così come l’angolo in cifosi della vertebra lesionata. Al contrario, l’angolo di Cobb tra i due gruppi non presenta differenze importanti.

Anche il confronto tra i valori degli indici misurati a 3 giorni dalla vertebroplastica percutanea dà esiti interessanti: la VAS passa da 4.64 ± 1.78 del gruppo con lesioni alla fascia a 3.00 ± 1.71 in quello senza; parallelamente l’indice di disabilità di Oswestry (ODI) passa da 67.44 ± 11.37% a 56.73 ± 10.59%.
Queste differenze rientrano tuttavia a 3 mesi dall’intervento. Gli autori infine hanno preso in considerazione l’edema associato alla lesione della fascia toracolombare, che sempre essere responsabile di una maggiore compressione a livello del corpo vertebrale, ma non del valore di VAS e ODI pre e post-operatorio.

Per concludere, gli autori confermano che la presenza di dolore residuo dopo l’intervento riparativo di frattura vertebrale si associa alla lesione contemporanea della fascia toracolombare e individuano fattori di rischio perché questa lesione si verifichi, in particolare un basso BMI, ipertensione e sarcopenia. Tra questi, è probabile che la sarcopenia sia il fattore di peso maggiore.
Lo studio, pubblicato su BMC Musculoskeletal Disorders, suggerisce quindi di valutare anche lo stato della fascia toracolombare prima di effettuare una vertebroplastica: in caso di lesione anche questa deve essere presa in considerazione per dare risultati buoni e duraturi nel tempo. Inoltre, ciò permette di comunicare al meglio con il paziente e i suoi cari, dandogli una prospettiva di miglioramento e tempistiche vicine alla realtà.

(Lo studio: Luo Y, Jiang T, Guo H, Lv F, Hu Y, Zhang L. Osteoporotic vertebral compression fracture accompanied with thoracolumbar fascial injury: risk factors and the association with residual pain after percutaneous vertebroplasty. BMC Musculoskelet Disord. 2022 Apr 11;23(1):343. doi: 10.1186/s12891-022-05308-7. PMID: 35410277; PMCID: PMC8996573)

Stefania Somaré