Una caduta durante l’intervallo, durante una partita o correndo in bicicletta: le fratture del radio distale sono tra gli incidenti ortopedici più comuni dell’infanzia. In questi casi, una lastra che spaventa, mostrando le ossa del polso completamente disallineate, può spingere facilmente verso la sala operatoria. Eppure, nei bambini, la straordinaria capacità di rimodellamento dello scheletro può rendere l’intervento chirurgico spesso superfluo: lo suggeriscono i dati del Children’s Radius Acute Fracture Fixation Trial (CRAFFT), un’ampia indagine multicentrica pubblicata su The Lancet da ricercatori inglesi. 

Lo studio, che ha confrontato gli esiti del trattamento chirurgico e dell’immobilizzazione col semplice gesso in 750 bambini con fratture gravemente scomposte, mostra che, nella maggior parte dei casi, l’approccio conservativo e quello chirurgico si equivalgono in termini di recupero funzionale. Con un vantaggio netto sul fronte delle complicanze e dei costi sanitari. 

Frattura del radio distale: approccio conservativo e chirurgico a confronto

Quando una frattura del radio distale appare fortemente scomposta, spesso si prevede un intervento di riduzione chirurgica per ripristinare l’allineamento tra i frammenti ossei e stabilizzare l’arto. Grazie alla notevole capacità di recupero spontaneo nei più piccoli, però, nel tempo sono sorti tra gli ortopedici diversi interrogativi sulla reale necessità di questo approccio. 

Proprio per fornire risposte consistenti all’interno del dibattito è stato progettato il trial CRAFFT, che ha visto coinvolti 49 ospedali del Regno Unito.

Il trial CRAFFT

Allo studio, condotto tra il 2020 e il 2024, hanno preso parte 750 bambini di età compresa tra 4 e 10 anni con fratture gravemente scomposte del radio distale. I piccoli partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a due diverse procedure terapeutiche: 375 andando incontro a riduzione chirurgica, 375 alla semplice applicazione del gesso senza alcuna manipolazione intenzionale per riallineare la frattura. 

A 3 mesi dalla procedura, i ricercatori hanno valutato per ciascuno la funzionalità del braccio attraverso una serie di questionari. Dopo questo intervallo di tempo, i bambini sottoposti a intervento chirurgico mostravano un lieve vantaggio funzionale, ma di scarsa rilevanza clinica; nei controlli successivi, a 6 e 12 mesi, i risultati apparivano sostanzialmente sovrapponibili tra i due gruppi. 

Le differenze erano invece consistenti sul fronte della sicurezza, con la maggior parte delle complicanze (come infezioni, cicatrici, irritazioni) osservate nel gruppo chirurgico. Anche dal punto di vista economico il trattamento conservativo si è dimostrato vantaggioso, con un risparmio medio per il sistema sanitario di oltre 1.600 sterline per paziente. 

Il potere delle ossa in crescita

Risultati come quelli del CRAFFT confermano quanto il processo di crescita e il rimodellamento osseo dei bambini possa, al contrario di quanto avviene al di fuori dell’età pediatrica, concorrere a recuperare situazioni di partenza molto compromesse, consentendo un approccio in molti casi meno invasivo. Ciò non significa dover abbandonare del tutto la chirurgia per la cura di fratture gravemente scomposte del radio distale: significa disporre di evidenze più solide a sostegno dell’immobilizzazione in gesso come prima opzione terapeutica per molti bambini.

Per gli autori, questi risultati dovrebbero essere presi in considerazione nel processo decisionale condiviso con le famiglie, fornendo informazioni più solide sui rischi e i benefici delle diverse opzioni terapeutiche.

Daniel C. Perry D. C, Zimmermann A, Achten J, et al, Non-surgical casting versus surgical reduction for children with severely displaced distal radial fractures (the CRAFFT Study): a multicentre, randomised, controlled non-inferiority trial and economic evaluation, The Lancet (2026). doi: 10.1016/S0140-6736(26)00409-5.

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