Fratture di tibia, ridurre il rischio di complicanze

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Una frattura ad alta energia della tibia prossimale richiede sempre un intervento, storicamente associato a due principali complicanze: quelle ai tessuti molli e quelle infettive.

Un team di ricercatori italiani afferenti a vari enti ospedalieri ha pubblicato uno studio su European Journal of Orthopaedic Surgery & Traumatology che conferma il ruolo positivo di una gestione per stadi di queste fratture (Canton, G., Santolini, F., Stella, M. et al. Strategies to minimize soft tissues and septic complications in staged management of high-energy proximal tibia fractures. Eur J Orthop Surg Traumatol, 2020).

In particolare, i 24 pazienti arruolati nello studio sono stati trattati dapprima con una fissazione esterna che stabilizza la frattura, seguita da una fissazione interna, avvenuta di norma dopo 6 giorni.

In tutti questi casi il risultato clinico è stato buono, le complicanze ai tessuti molli sono state davvero basse e non sono stati osservati casi di infezione profonda, osteomielite o necrosi cutanea.

Un solo paziente è andato soggetto a infezione della ferita, che è stata facile da trattare.
I pazienti sono stati trattati tutti nello stesso Trauma Center.

Stefania Somaré

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