Il ruolo del tecnico ortopedico nelle fratture da fragilità

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In Italia, in base ai dati più recenti, circa 4 milioni di persone soffrono di osteoporosi, di cui 3,2 milioni sono donne e circa 1 milione uomini. Dopo i 50 anni il rischio di fratture osteoporotiche è molto elevato; nel 2017, in Italia, sono state registrate oltre 560 mila fratture da fragilità e si stima che nel 2030 aumenteranno di circa il 22%. La maggior parte delle persone a elevato rischio di frattura non viene adeguatamente trattata, perché la patologia è sotto-diagnosticata: anche dopo una frattura del femore, solo il 23% dei pazienti italiani riceve un trattamento farmacologico appropriato. La conseguenza è che, a causa delle fratture da fragilità correlate all’osteoporosi, entro il 2030 la spesa annua a carico del SSN raggiungerà 11,9 miliardi di euro.

 

Le fratture da fragilità 

Le fratture da fragilità sono fratture che derivano da forze meccaniche che normalmente non provocherebbero una frattura, nota come trauma di basso livello (o ”bassa energia”). L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha quantificato la bassa energia come una forza equivalente ad una caduta da un’altezza pari allo stare in piedi o meno (circa 80 cm).  Per l’epidemiologia, il 50% delle donne e il 18% degli uomini di età > di 50 anni ha una frattura su base osteoporotica. Inoltre, nelle persone oltre i 65 anni, l’osteoporosi è il fattore che contribuisce nel 75% alla determinazione di fratture causate da caduta a bassa energia. Nel trattare le fratture da fragilità occorre tenere presente l’importanza di assicurare un’interfaccia ottimale tra osso e impianto, in modo che lo stress meccanico non si concentri in aree troppo circoscritte e che le forze si distribuiscano in maniera omogenea.

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