Abbastanza frequente tanto tra gli anziani, quanto tra i giovani, le fratture di caviglia vengono spesso trattate con la crioterapia per gestirne il gonfiore e il dolore. Un recente studio italiano valuta gli effetti di un sistema italiano di crioterapia di terza generazione, che consiste nella sinergia tra terapia del freddo e compressione controllata della parte, sull’andamento del percorso di cura del soggetto, con particolare riferimento al tempo di attesa per l’intervento chirurgico, al dolore, all’uso di oppiacei e alle complicanze cutanee locali.

L’interesse di base è capire se la crioterapia di terza generazione possa migliorare gli esiti post chirurgici, come la riduzione delle infezioni del sito chirurgico e la deiscenza, due complicanze che fanno lievitare i costi sanitari anche del 300%. Pubblicato sul Journal of Orthopaedic Surgery and Research, lo studio ha visto la collaborazione di diverse realtà italiane.

Crioterapia per la frattura di caviglia: lo studio

La struttura dello studio è randomizzata e controllata, con 89 pazienti con frattura di caviglia trattati con una crioterapia di terza generazione e 80 gestiti invece in modo convenzionale, come gruppo di controllo. Tra le informazioni raccolte sui pazienti c’è anche l’abitudine al tabagismo, compreso il numero di sigarette giornaliero, e il BMI.

Rispetto alla crioterapia di prima e seconda generazione, la nuova tecnologia utilizza il controllo di un computer per ottenere una riduzione graduale della temperatura e un aumento graduale della pressione a livello della zona gonfia della caviglia, il che riduce drasticamente il rischio di micro-congelamenti dei tessuti.

Il confronto

Gli autori hanno inoltre registrato i giorni trascorsi prima di poter intervenire chirurgicamente, il dolore percepito, l’uso di oppiacei come analgesici nell’attesa dell’intervento e lo sviluppo di complicazioni cutanee. osservato quotidianamente.

I risultati ottenuti dal confronto tra i due gruppi suggeriscono che la crioterapia di terza generazione sia utile per migliorare la sintomatologia preoperatoria e per velocizzare l’arrivo in sala operatoria. I risultati indicano, infatti, un tempo di attesa minore per l’intervento nei pazienti trattati con la nuova tecnologia, pari a 34,78 ore contro 91,44 ore; un minor uso di oppiacei, pari a 0,1 mg contro 0,83 mg; un minor dolore percepito, pari a 2,04 della Scala Visuale Analogica, contro 5,9.

Anche le complicanze cutanee risultano inferiori nel gruppo di studio, rispetto a quello di controllo: ne sono stati colpiti il 4,5% dei pazienti del gruppo di studio contro il 28,7% del gruppo di controllo.

Lanzetti, R.M., Giai Via, A., Anzano, F. et al. Third-generation cryotherapy reduces time to surgery and local complications in patients with ankle fractures: a prospective randomised controlled trial. J Orthop Surg Res (2026). https://doi.org/10.1186/s13018-025-06599-x

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