Le linee guida italiane, in linea con quelle internazionali, richiedono che la frattura del femore sia trattata con un intervento chirurgico entro 48 ore dall’evento, ma non sempre questo parametro viene rispettato.

Un intervento tempestivo permette di ridurre al massimo le complicanze postoperatorie nei pazienti che, di norma anziani, presentano spesso delle comorbidità.
Inoltre, si deve considerare che per questi pazienti l’allettamento, necessario prima dell’intervento, è di per sé un problema e ne mina l’autonomia.

Un recente studio norvegese si è concentrato, invece, sullo sviluppo di infezioni localizzate a livello della protesi d’anca e ha voluto verificare se vi sia una connessione con il tempo trascorso tra il trauma e l’intervento chirurgico (Horner NS, Grønhaug Larsen KM, Svantesson E, Samuelsson K, Ayeni OR, Gjertsen J-E, et al. (2020) Timing of hip hemiarthroplasty and the influence on prosthetic joint infection. PLoS ONE 15(3): e0229947).

Lo studio è stato condotto in 3 centri ospedalieri, per un totale di 2300 pazienti di età media pari a 82 anni operati tra il 2005 e il 2017: di questi, il 3,4% ha sviluppato una infezione entro 3 mesi dall’intervento.
Le analisi statistiche condotte non hanno però individuato alcun collegamento significativo tra l’evento infezione e il tempo preoperatorio, nemmeno nei casi in cui siano state superate le 48 ore richieste dalle linee guida internazionali.

Stefania Somaré

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