Quando è possibile, la scoliosi viene trattata in modo conservativo, ma esistono casi in cui è necessario intervenire chirurgicamente.
Uno studio condotto in collaborazione tra Olanda, Francia e Stati Uniti ha cercato di rispondere alla domanda “Esistono conseguenze differenti sul piano coronale, assiale e sagittale delle diverse modalità chirurgiche messe in atto?” (Schlösser TP, Abelin-Genevois K, Homans J, Pasha S, Kruyt M, Roussouly P, Shah SA, Castelein RM. Comparison of different strategies on three-dimensional correction of AIS: which plane will suffer? Eur Spine J. 2020 Dec 23. doi: 10.1007/s00586-020-06659-2. Epub ahead of print. PMID: 33355708).
Secondo gli autori, una correzione della curva ottenuta con una derotazione potrebbe portare a lordosi toracolombare e, quindi, a un maggiore rischio di sviluppare cifosi giunzionale prossimale.
Allo stesso tempo, però, lavorare sul piano sagittale con una traslazione posteromediale potrebbe lasciare più deformità a livello coronale e assiale. Questi risultati sono stati ottenuti osservando gli esiti su 193 pazienti trattati chirurgicamente per scoliosi toracica primaria in tre diversi centri per la scoliosi: in due centri si utilizza soprattutto una manovra di derotazione apicale assiale, mentre nel terzo centro di effettua una traslazione apicale posteromediale senza derotazione attiva.
Per ogni paziente sono state rivalutate le curve toraciche principali pre e postintervento, focalizzandosi sull’angolo della curva coronale, sulla torazione apicale e sui parametri di allineamento sagittale.

Inoltre, è stato messo a confronto anche l’angolo di giunzione prossimale. Sembrerebbe quindi che il tentativo di migliorare al massimo le curve scoliotiche porti inevitabilmente a una compromissione di altri piani della colonna, il che suggerisce di analizzare al meglio la situazione per scegliere una strategia correttiva che non vada ad alterare eccessivamente altri aspetti vertebrali.
Secondo gli autori sarebbe importante studiare con le moderne tecniche di imaging 3D le strategie di impianto e la ricerca di una maggiore armonia della cifosi paziente-specifica.
Allo studio hanno collaborato il Dipartimento di Chirurgia Ortopedica del Centro Medico Universitario di Utrecht (Olanda), il Dipartimento Ortopedico del Centro Medico Les Massues di Lione (Francia), il Dipartimento di Chirurgia Ortopedica del Children’s Hospital di Philadelphia (USA), la Perelman School of Medicine dell’Università della Pensilvania (USA) e il Dipartimento di Chirurgia Ortopedica del Nemours/Alfred I. duPont Hospital for Children di Wilmington (USA).

Stefania Somaré

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here