La prevenzione delle cadute nell’anziano è fondamentale per ridurre i rischi di frattura. Uno degli elementi sui quali lavorare è il passo, esistono diverse scale per valutarne la qualità e la presenza di eventuali disabilità, ma qual è la loro reale efficacia preventiva?
Una review internazionale, condotta tra Australia, Germania, USA e Giappone, ha cercato di comprendere se i test del passo riescono a distinguere tra i soggetti più a rischio di cadute e quale sia il test più efficace a tal fine (Okubo Y, Schoene D, Caetano MJ, Pliner EM, Osuka Y, Toson B, Lord SR. Stepping impairment and falls in older adults: A systematic review and meta-analysis of volitional and reactive step tests. Ageing Res Rev. 2020 Dec 19:101238. doi: 10.1016/j.arr.2020.101238. Epub ahead of print. PMID: 33352293).

Gli autori hanno ricercato studi in diversi Database (PubMed, EMBASE, CINAHL, Cochrane Database of Systematic Reviews), individuandone 61 e li hanno quindi sottoposti a una metanalisi, evidenziando che effettivamente le performance del passo erano decisamente peggiori nei soggetti con frequenti cadute rispetto agli altri.
Questo risultato è valido tanto per i test di reazione quanto per i test volitivi.
Per rispondere alla seconda domanda gli autori hanno eseguito una seconda metanalisi diagnostica su 23 studi soltanto: questa ha rilevato una sensibilità e una specificità moderata dei test sul passo nell’individuare i soggetti più a rischio di caduta. La revisione nel suo complesso conferma che la disabilità del passo è un fattore che aumenta il rischio di caduta.

Stefania Somaré

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