Spesso quando un anziano arriva in ospedale con una frattura di anca non ha documentazioni inerenti la presenza o meno di osteoporosi, eppure questa è la prima causa di frattura. Negli ultimi anni si è molto discusso del ruolo positivo che si potrebbe avere se si diagnosticasse l’osteoporosi agli anziani e li si seguisse in modo coerente, controllando l’assunzione di farmaci, la pratica dell’esercizio terapeutico e così via.

Di recente, un team israeliano ha verificato se inserire una figura infermieristica dedicata nel percorso post-operatorio possa influenzare l’outcome a medio e lungo termine di una frattura di anca. Scopo della figura infermieristica è supportare una cura adeguata al post-frattura.

Lo studio è stato condotto presso lo Sheba Medical Center nel distretto di Tel Aviv, dove non c’è un vero e proprio servizio di liaison service, ma dal 2014 è stata inserita una figura infermieristica che segue il paziente nel post-operatorio occupandosi di seguire il paziente durante il ricovero, verificare la documentazione di dimissione, evidenziare se la frattura è stata causata da osteporosi, coordinare la riabilitazione del paziente.

Lo studio valuta in primis se la scelta abbia fatto aumentare le documentazioni di osteoporosi e, poi, se la presenza di una documentazione di osteporosi dia esiti nel lungo periodo, in merito a morte per tutte le cause, fratture successive, riospedalizzazione e uso delle medicine per osteoporosi.

I risultati dello studio

Lo studio prende in considerazione retrospettivamente 6.933 pazienti operati per frattura d’anca tra il 2007 e il 2024: alcuni sono quindi stati seguiti da un infermiere, altri no. Il 24,7% del campione è andato incontro a una seconda frattura negli anni. Mettendo a confronto i pazienti operati prima e dopo il 2014, si osserva un considerevole aumento della documentazione per osteoporosi, passata da un 22% a ben oltre il 50%, con picchi in alcuni anni anche intorno al 75%.

Tuttavia, questo aumento di documentazione non sembra aver impattato positivamente gli esiti a lungo termine: lo studio sottolinea, infatti, che l’uso di farmaci per l’osteoporosi è risultato basso in tutti e due i gruppi. Inoltre, si osserva un tasso simile di seconda frattura sia per il gruppo con osteoporosi documentata sia per l’altro, pari rispettivamente a 23,5% e 26,6%.

Per valutare meglio il problema, il team di ricerca ha effettuato alcune analisi statistiche solo sui pazienti ricoverati tra il 2016 e il 2024, quindi tutti seguiti dalla figura infermieristica: si osserva, quindi, che i pazienti che ricevono una documentazione di osteoporosi sono mediamente parecchio più anziani degli altri, con una media di 82,3 anni contro il 78,4.

Anche in questo sottogruppo, il tasso di mortalità per tutte le cause è simile tra chi ha una osteoporosi documentata e gli altri, intorno al 40%. Gli autori concludono che, certamente, inserire una figura dedicata ha permesso di aumentare le documentazioni di osteoporosi, non ottenendo però esiti positivi su nuove fratture e mortalità. Unica nota, la presenza di una documentazione modifica la sede di dimissioni, dal domicilio a una struttura dedicata per anziani.

Eden-Friedman, Y., Lizeachin, A., Gezunterman, S. et al. Osteoporosis documentation following hip fracture: a retrospective cohort study from a tertiary hospital. BMC Musculoskelet Disord (2026). https://doi.org/10.1186/s12891-026-09745-6

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