La sindrome da conflitto subacromiale è tra le più caratteristiche della spalla, rappresentando tra il 44% e il 65% di tutti i casi di dolore alla spalla non traumatico. All’interno di questa sindrome rientrano, infatti, diversi tipi di problematiche articolari, come lesioni parziali o totali dei tendini della cuffia dei rotatori, la borsite sub-acromion-deltoidea, la tendinopatia calcifica di spalla e la tendinosi della cuffia dei rotatori.
Al di là della componente dolorosa, questa sindrome determina anche difficoltà funzionali, per esempio nel portare l’arto superiore sopra la testa e nel vestirsi. La sindrome da conflitto subacromiale viene normalmente trattata per via conservativa, con un mix di antinfiammatori orali non steroidei, iniezione di corticosteroidi, terapia manuale e riabilitazione.
Un recente studio randomizzato turco, condotto dall’Ospedale di formazione e ricerca Sultano Süleyman Kanuni e dall’Università Medipol di Istanbul, valuta gli effetti su dolore e funzionalità di spalla di un approccio riabilitativo basato su stabilizzazione e mobilizzazione di spalla. Lo studio è pubblicato su BMC Musculoskeletal Disorders.
Due approcci a confronto
Sono 63 i pazienti coinvolti in questo studio: 31 assegnati al gruppo di studio e 32 al gruppo di controllo. Gli indici tenuti in considerazione sono la Scala Visuale Analogica, il questionario veloce Disabilities of the Arm, Shoulder, and Hand e lo score modificato di Constant-Murley.
In cosa differisce il trattamento del gruppo di studio rispetto a quello di controllo? Iniziamo da quest’ultimo, che ha seguito un percorso riabilitativo standard per la sindrome da conflitto subacromiale, composto da esercizi per il range of motion, esercizi di rinforzo della cuffia dei rotatori, esercizi di allungamento ed esercizi passivi con braccio a pendolo.
Il gruppo di studio, invece, è stato sottoposto a un programma diviso in 3 fasi progressive, che include un lavoro specifico sulla muscolatura della scapola, dal serrato anteriore al trapezio ai romboidi. Nelle prime 4 settimane i pazienti si sono concentrati su esercizi di attivazione muscolare base, per poi passare dalla quinta alla ottava settimana a esercizi di resistenza e, nelle ultime 4 settimane, a esercizi di rinforzo e controllo neuromuscolare. In aggiunta, i pazienti del gruppo di studio hanno anche ricevuto 10-12 minuti per sessione di mobilizzazione scapolare passiva. Entrambi i programmi sono durati 12 settimane, con sessioni da 45 minuti 3 volte la settimana.
Risultati dello studio
Sebbene entrambi i gruppi di lavoro abbiano ottenuto miglioramenti significativi tanto nella diminuzione del dolore, quanto nel miglioramento della funzionalità, i partecipanti al gruppo di studio hanno ottenuto esiti migliori. Si parla di una differenza di 0,313 punti nel questionario rapido Disabilities of the Arm, Shoulder, and Hand, di 0,498 nel dolore a riposo e, ancora più importante forse, di 1,128 nel dolore in movimento. Anche i soggetti con BMI maggiore hanno raggiunto un minor sintomo doloroso in movimento. Gli autori evidenziano, quindi, che l’approccio proposto può davvero portare dei vantaggi a livello clinico.
Karakuzu Güngör, Z., Tan, M.S. Effect of scapular stabilization and mobilization-based rehabilitation on pain and shoulder function in subacromial impingement syndrome: a randomized controlled trial. BMC Musculoskelet Disord 27, 330. 2026. doi: 10.1186/s12891-026-09760-7.


