La tetraplegia incompleta rappresenta attualmente la maggior parte dei casi di tetraplegia nel mondo occidentale, dove conta per un 30,6%-34% di tutti i casi di lesione midollare. I pazienti con tetraplegia completa preservano parte della connessione nervosa tra sistema centrale e periferia ed è proprio lavorando su questa connettività residuale che si può favorire il recupero funzionale.
Un recente studio finlandese, pubblicato su Spinal Cord Series and Cases, si concentra sul caso di un paziente di 32 anni con tetraplegia cronica in C5, trattato con stimolazione associativa accoppiata non invasiva potenziata. Tradizionalmente, la tecnica sfrutta una stimolazione magnetica transcraniale effettuata sulla corteccia motoria con una stimolazione dei nervi periferici.
Inoltre, gli studi presenti in letteratura normalmente utilizzano i medesimi macchinari per condurre questa stimolazione potenziata. Ecco allora che il team finlandese prova a riproporre la stimolazione associativa accoppiata non invasiva potenziata utilizzando una strumentazione differente. Lo studio ha visto la partecipazione del Laboratorio BioMag del Centro Diagnostico dell’Ospedale Universitario di Helsinki e dell’Università di Jyväskylä.
Lo studio
Al di là di una diversa scelta dei macchinari con cui effettuare la stimolazione magnetica transcraniale effettuata sulla corteccia motoria e la stimolazione dei nervi periferici, gli autori introducono in questo lavoro altre differenze, come per esempio il fatto di effettuare la stimolazione delle diverse aree coinvolte in ordine randomizzato. Ciò accade per entrambi gli arti superiori e in ognuna delle 2 sessioni settimanali da 2 ore e 40 minuti effettuate nelle 6 settimane di trattamento. Durante ogni sessione, infatti, ognuna delle coppie nervo-muscolo individuate per il trattamento specifico del paziente viene stimolata per 20 minuti consecutivi.
Il processo di stimolazione delle afferenze nervose sulla muscolatura viene affiancato da una pre-attivazione con immaginazione motoria. Gli esiti di questo trattamento sono stati misurati con lo score Manual Muscle Testing e lo score Spinal Cord Independence Measure, con vari test di funzionalità della mano, con una valutazione della spasticità e con un questionario sul dolore.
I risultati
Il trattamento effettuato ha determinato un aumento della forza muscolare e della funzionalità della mano e un miglioramento dell’esecuzione di compiti quotidiani tanto per la mano destra che per quella sinistra. Per fare un esempio, se inizialmente il paziente poteva eseguire in modo completo il test di funzionalità della mano solo con la mano sinistra, mentre con la destra riusciva a farne solo una parte, dopo i 12 interventi di stimolazione è riuscito anche a migliorare i movimenti del pollice nella mano destra.
Certamente, un intervento più lungo avrebbe portato esiti ancora più interessanti, come sottolineato dagli stessi autori. Di fatto, lo studio mostra la possibilità di traslare una tecnica nota su casi di pazienti con esigenze differenti e usando un setting tecnologico differente.
Nätkynmäki, A., Higdon, M., Avela, J. et al. Improving hand function in chronic incomplete tetraplegia by high-PAS intervention with alternative equipment: a case report. Spinal Cord Ser Cases 12, 6. 2026. doi: 10.1038/s41394-026-00731-7.


