Le lesioni alla cuffia dei rotatori sono estremamente frequenti, con un’incidenza che varia tra il 5% e il 40% nella popolazione generale e che può raggiungere il 60% negli over 70. Molte di queste lesioni necessitano di unariparazione chirurgica.
Da tempo si sa che l’esito di questo intervento riparativo è variabile, influenzato tanto dalla tecnica chirurgica utilizzata, quanto da caratteristiche del paziente e della lesione stessa. Trovare strumenti capaci di predire quale sarà l’efficacia dell’intervento su un dato paziente diventa quindi estremamente importante, sia per compiere la corretta scelta medica, sia per calibrare la comunicazione con il paziente, sia per stabilire un buon piano riabilitativo post intervento.
Un recente studio del Dipartimento di Medicina Sportiva del terzo ospedale affiliato all’Università di Guangzhou di Medicina Tradizionale Cinese propone il nomogramma come strumento per predire l’esito di una riparazione della cuffia dei rotatori. Tale nomogramma integra al proprio interno aspetti radiomici e fattori di rischio clinico specifici del paziente. Il metodo proposto è stato sperimentato su 367 pazienti operati per lesione alla cuffia dei rotatori presso la stessa struttura ospedaliera.
La costruzione del nomogramma
Per costruire il nomogramma proposto, gli autori sono partiti dalla valutazione statistica di diversi fattori, demografici, clinici e radiomici, di una parte dei pazienti coinvolti, per individuare i fattori che maggiormente influenzano il risultato funzionale dell’intervento chirurgico. A tal fine, il campione è stato suddiviso in un gruppo di training (257) e in uno di validazione (110), in una proporzione di 7:3. Il lavoro condotto sul gruppo di training ha inizialmente classificato i fattori presi in considerazione, valutati a 12 mesi dall’intervento, in due categorie: buoni e scarsi. Questa parte dello studio ha permesso di evidenziare alcuni fattori associati a scarsi esiti post-operatori: età; dolore pre-operatorio calcolato con scala visuale analogica; area interessata dalla lesione; lunghezza massima della lesione; distanza di retrazione del tendine; deviazione standard della scala di grigi; entropia della matrice di co-occorrenza dei livelli di grigio. Tali fattori sono quelli risultati differenti tra i pazienti che hanno avuto un buon esito e quelli che, invece, hanno continuato a provare dolore al movimento della spalla e a sperimentare limitazioni funzionali. Gli autori hanno quindi costruito il proprio modello nomogramma a partire da questi fattori.
Conclusioni
Una volta sviluppato il modello nomogramma, che nel campione di training si associa a una AUCs di 0,817, gli autori lo hanno sperimentato anche sul campione di validazione. Anche in questo caso il risultato è stato considerato interessante, con un’AUCs associata di 0,721. Inoltre, la curva di calibrazione suggerisce che vi sia una buona consistenza tra la probabilità predetta dal modello e il rischio attuale.
Pubblicato su Frontiers in Surgery, lo studio si riferisce tuttavia solo al campione di partenza, senza che il nomogramma sia stato sperimentato su altre popolazioni. Per questo i risultati, per quanto interessanti, devono essere ancora verificati in una popolazione più ampia.
Liao Z, Chen S, Song Y, et al. Integrating preoperative imaging and clinical factors: a nomogram for predicting functional outcomes after rotator cuff repair. Front Surg. 2026. doi: 10.3389/fsurg.2026.1779971.


