Il dry needling deve restare un atto medico: è l’appello di Andrea Bernetti, segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (SIMFER), intervenuto in audizione presso le sezioni congiunte (seconda e quinta) del Consiglio Superiore di Sanità lo scorso 26 giugno.

L’incontro, tenutosi alla presenza del presidente del CSS Alberto Siracusano e dei presidenti di sezione, De Marinis e Remuzzi, ha avuto come oggetto la richiesta di parere sulla pratica del dry needling effettuata dai fisioterapisti.

L’appello di SIMFER sul dry needling

Nel ribadire la posizione di SINFER, Bernetti ha tenuto a sottolineare con forza l’importanza di tutti i professionisti sanitari della riabilitazione che compongono il team riabilitativo. Queste figure sono ritenute fondamentali e imprescindibili per la realizzazione e il successo del progetto riabilitativo individuale (PRI) rivolto a ciascuna persona che presenti esiti disabilitanti derivanti da patologie di varia natura.

Tuttavia, ha precisato il segretario generale, è essenziale che all’interno di questa sinergia ogni professione collabori operando con la piena consapevolezza delle proprie capacità, dei propri specifici ambiti di intervento e del proprio percorso formativo.

Nel corso del suo intervento, basato sul recente Position Paper della Società, Bernetti ha ribadito la contrarietà di Simfer a qualsiasi ipotesi di deregolamentazione.

Dry needling procedura mini-invasiva

Bernetti ha ribadito l’invasività e necessità di diagnosi medica: il dry needling è una procedura mini-invasiva che comporta la penetrazione della cute e il raggiungimento di strutture profonde mediante l’impiego di un ago. Per la sua natura invasiva, tale procedura richiede competenze anatomiche, fisiopatologiche e cliniche proprie della formazione medica e deve, pertanto, essere eseguita esclusivamente da un medico, in grado di formulare una corretta diagnosi, effettuare un’adeguata diagnosi differenziale, individuare eventuali controindicazioni e gestire le possibili complicanze.

Bernetti ha sottolineato che la valutazione diagnostica preliminare è indispensabile per evitare di mascherare o ritardare il riconoscimento di patologie anche gravi, quali malattie oncologiche, sistemiche, infettive o vascolari, garantendo così l’appropriatezza e la sicurezza dell’intervento.

Le possibili complicazioni del dry needling

Bernetti ha ricordato che la letteratura riporta complicazioni gravi quali pneumotorace, danni neurologici e vascolari ed ematomi epidurali spinali. Bernetti ha avvertito che il fisioterapista non possiede la formazione clinica per gestire tali emergenze o l’autorizzazione a somministrare farmaci d’urgenza.

Dal punto di vista legale, il D.M. 741/1994, che definisce il profilo del fisioterapista, non autorizza in alcun modo l’uso di strumenti che ledono l’integrità cutanea o la somministrazione di terapie invasive. Consentire ai fisioterapisti l’uso degli aghi configurerebbe il reato di esercizio abusivo della professione e aprirebbe la strada alla pericolosa deregolamentazione di altre pratiche invasive.

Bernetti ha esortato il Consiglio Superiore di Sanità a confermare che il dry needling rappresenta un atto medico non delegabile, la cui esecuzione deve rimanere vincolata al possesso della laurea in medicina e chirurgia e a una specifica formazione post laurea.

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