Lo scafoide è un piccolo osso del polso caratterizzato da una scarsa vascolarizzazione, il che lo rende particolarmente difficile da curare a seguito di una frattura: la procedura, in presenza di frattura scomposta o instabile, prevede la fissazione chirurgica. Tuttavia, il tasso di non unione e mancata guarigione è abbastanza elevato: si parla del 10% circa nelle fratture composte, salendo al 55% nelle fratture scomposte. Se la frattura avviene al polo prossimale, tale percentuale arriva addirittura all’80%-90%.
Per aumentare la probabilità di guarigione delle fratture dello scafoide, negli ultimi anni sono state studiate terapie adiuvanti, anche di carattere biofisico. Tra queste c’è la stimolazione con campi elettromagnetici pulsati, noti per le proprietà osteogeniche, rigenerative e antinfiammatore sulle ossa. Un recente studio retrospettivo multicentrico italiano valuta proprio l’efficacia di questa stimolazione su pazienti sottoposti a chirurgia per frattura dell’osso scafoide. I risultati sono pubblicati su Explore Plastic and Reconstructive Surgery – Global Open.
Frattura dello scafoide
La frattura dello scafoide rappresenta circa il 10% di tutte le fratture della mano, colpendo soprattutto giovani sportivi impegnati in attività come skateboard, snowboard e similari. Si tratta spesso di una frattura da trauma ad alta energia.
Lo studio citato coinvolte 26 pazienti, di circa 30 anni, seguiti con un follow up minimo di 12 mesi. Di questi 26 pazienti, 10 sono stati trattati con la stimolazione a campi elettromagnetici pulsati, mentre gli altri sono serviti come controllo.
Posizione e classificazione della frattura non sono omogenee sul campione: bel 73% dei casi è nel corpo dello scafoide, nel 15% nel polo prossimale, nel 4% nel terzo medio distale e nell’8% bel polo distale. Per quanto riguarda la classificazione, invece, la maggior parte dei pazienti presenta una frattura di tipo B2 (50%). Vediamo quindi gli esiti ottenuti sulla guarigione con la stimolazione a campi elettromagnetici pulsati.
I risultati confermano l’efficacia della stimolazione
Il confronto tra il gruppo di studio e quello di controllo permette di confermare che la stimolazione con campi elettromagnetici pulsati può supportare la guarigione della frattura dello scafoide. I numeri, infatti, dicono che il tempo medio di unione tra i margini della frattura post intervento, visionati alla radiografia, sono di 45 giorni per il gruppo di studio e di 74 per il gruppo di controllo, con una distanza che risulta statisticamente significativa.
Significativa la differenza tra i due gruppi anche per la mediana dello score “scala numerica di valutazione del dolore” nel lungo periodo, che risulta essere inferiore nei pazienti sottoposti a terapia stimolatoria.
La terapia studiata non mostra, invece, vantaggi per il ritorno al lavoro post-intervento: in questo caso le differenze individuate sono minime, tra i due gruppi, e non significative dal punto di vista statistico. Lo studio ha visto collaborare l’Università degli Studi di Milano e l’Ospedale San Giuseppe IRCCS di Milano, parte del gruppo MultiMedica.
Fonte: Scarlato C, Vizcay M, Denami N, et al. Use of Biophysical Stimulation Therapy in Surgically Treated Acute Scaphoid Fractures. Plast Reconstr Surg Glob Open. 2026. doi: 10.1097/GOX.0000000000008093.



