Rimosso ameloblastoma e ricostruita mandibola con perone del paziente

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Tra i tumori che possono colpire lo scheletro umano c’è l’ameloblastoma, che colpisce in prevalenza la mandibola e più raramente la mascella.
Si tratta di una neoplasia rara, a formazione odontogena, per la quale non è nota la prevalenza e che può colpire a qualsiasi età.
Fortunatamente è benigno: solo sporadicamente può evolvere in una forma maligna o dare metastasi. Sfortunatamente, è localmente aggressivo e, se non trattato, può portare a gonfiori della mascella che esitano in una facies grottesca.

Alessandro Baj

Un caso di ameloblastoma particolarmente esteso, di 1400 gr di peso, è stato trattato di recente presso l’UOC di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano (Gruppo San Donato), guidata da Angelo Baj, professore associato di Chirurgia Maxillo-Facciale del Dipartimento di scienze Biomediche, chirurgiche e odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano e direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale della medesima Università.

Il paziente conviveva con questo tumore da oltre 20 anni, ma nel tempo questo si è accresciuto al punto da rendergli difficile la deglutizione, e la conseguente alimentazione, e la respirazione. Era quindi indispensabile rimuoverlo con un intervento chirurgico.

A condurlo, l’équipe di Angelo Baj, che spiega: «siamo di fronte a una neoplasia primitiva dell’osso, le cui cause sono da ricercare nella genetica. Il tessuto di origine è quello dello smalto dei denti, che va incontro a un’aberrazione durante il suo sviluppo, al quale segue un errore di trascrizione nel Dna che i sistemi di correzione del nostro organismo non riescono ad affrontare».

Data la dimensione della massa, è stato necessario effettuare una accurata pianificazione dell’intervento, condotta con le nuove tecnologie 3D: le immagini della TAC del paziente sono state quindi utilizzate per elaborare un’immagine 3D della sua testa sulla quale simulare virtualmente l’intervento.

Il modello 3D è stato utilizzato anche per progettare su misura le componenti chirurgiche necessarie, come le placche, le guide e le viti, ma anche per stabilire come ricostruire la mandibola dell’uomo, in gran parte asportata.

Si è scelto di utilizzare il perone dello stesso paziente, modellato in modo conforme alla zona da sostituire. Durante la pianificazione si sono scelti anche gli altri tessuti necessari per completare la ricostruzione del volto. Si tenga conto che il paziente è un uomo di 38 anni, nel fiore della propria vita. Concluse le fasi di pianificazione e simulazione si è passati alla sala operatoria, dove in 8 ore di intervento Baj e la sua équipe hanno rimosso la massa tumorale e la mandibola, espiantato e modellato il perone e, alla fine, riprodotta l’esatta curvatura della mandibola del paziente. Una volta inserito, l’impianto è stato rivascolarizzato con tecniche microvascolari.

«L’intervento è stato impegnativo e complesso, date anche le notevoli dimensioni della massa», riporta il professor Baj, «ma presenta una bassa possibilità di complicanze soprattutto in pazienti giovani, come in questo caso. Il tasso di successo è molto alto, tuttavia è possibile avere una recidiva, pertanto il follow-up postoperatorio sarà di 5 anni, esattamente come accade per alcuni tumori maligni».

Grazie alla procedura utilizzata, il paziente potrà tornare a riconoscersi allo specchio, con probabili ripercussioni positive anche sulla psiche: il viso è infatti il nostro primo biglietto da visita. Per concludere l’iter terapeutico manca un’ultima fase: l’impianto dei denti e il ripristino della funzionalità di labbro e bocca. Infine, si procederà a rendere il meno visibile possibile la cicatrice e a rimuovere la pelle in eccesso, ora ancora presente. Data la posizione del tumore, il paziente è tornato da subito alla sua vita, senza bisogno di riabilitazione.