Big data e intelligenza artificiale per migliorare la riabilitazione

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Il mese di luglio vede la partenza di un importante progetto europeo, finanziato nell’ambito di Horizon 2020: PREPARE, acronimo di Personalized rehabilitation via novel AI patient stratification strategies. L’obiettivo è utilizzare l’intelligenza artificiale e i big data per individuare modelli predittivi per il risultato degli interventi riabilitativi in diversi ambiti di cura, partendo da database clinici già esistenti.

Si vuole, in altre parole, trovare modo di stratificare la popolazione dei pazienti che necessita di riabilitazione in base alla possibile risposta, anche per individuare il protocollo riabilitativo più adatto a ognuno. Il primo passo sarà unire i database clinici dei 9 partner in gioco e utilizzare i protocolli internazionali standard OMOP-CDM per armonizzarli e standardizzarli: messi insieme questi dati costituiranno una base solida per l’allenamento dei modelli predittivi sviluppati con i partner tecnici.

Per aumentare la precisione della stratificazione, verranno prese in considerazione anche informazioni non propriamente cliniche, riguardanti condizioni di vita, abitudini e aspetti sociodemografici. Seguiranno trial clinici atti a verificare l’efficacia dei modelli predittivi sviluppati. Il coordinatore del progetto è la greca Aristotele University of Thessalokini. 19, in tutto, le realtà in gioco, 9 delle quali portatrici di bisogni riabilitativi specifici, perché specializzate in alcune patologie. Ecco allora che l’Erasmus University Medical Center Rotterdam cerca risposte per le patologie della mano e del polso, la Radboud University Medical Nijmegen per la claudicatio intermittente, lo University Rehabilitation Institute per la perdita degli arti inferiori, la European Spine Society per le patologie della colonna vertebrale.

4 gli enti italiani in gioco: ISICO, per la scoliosi adolescenziale; l’Università Politecnica delle Marche per il Parkinson; l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano per le protesi di anca e ginocchio; l’Università degli Studi di Milano per le patologie cervicali e temporo-mandibolari. L’ente coordinatore è l’unico a essere interessato alla riabilitazione in un ambito differente da quello neuro-motorio: lavorerà infatti per l’ipertensione. Il progetto prevede anche di sviluppare una piattaforma per la condivisione dei dati, sfruttando dalla già esistente piattaforma EHDEN, e una roadmap per la certificazione.

Il programma è senza dubbio ambizioso e ci vorranno almeno 4 anni per vedere i primi risultati: ma se l’obiettivo verrà raggiunto, avremo a disposizione strumenti per personalizzare al meglio i percorsi riabilitativi, rendendoli più efficaci e migliorando la qualità dell’assistenza. Un’esigenza sempre più sentita. La riabilitazione è infatti un tassello fondamentale di molti percorsi terapeutici, sia in condizioni croniche che acute; un tassello necessario per supportare una ripresa funzionale del paziente o per preservare alcune funzionalità neuromotorie, come nel caso del Parkinson.