Prevenire le cadute nelle Unità Spinali

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Incidenti stradali e sportivi, cadute, traumi, ma anche tumori, infezioni e malattie degenerative del midollo spinale sono tra le cause delle lesioni spinali, fenomeni che riguardano spesso i giovani e che possono portare limitazioni funzionali e disabilità.
In Italia si verificano circa 2000 nuovi casi ogni anno, che andrebbero trattati in specifiche Unità Spinali con una presa in carico globale fatta di cura, riabilitazione e reinserimento nella società.

A causa dei cambiamenti sensoriali e motori che sperimentano, i soggetti con lesione spinali sono a rischio caduta, aspetto che deve essere tenuto in considerazione nel percorso terapeutico.
Basta un dato per far capire l’importanza della questione: si stima che il 24% di questi pazienti incorra in una caduta.
La letteratura suggerisce che i soggetti in sedia a rotelle tendono a cadere nel trasferimento dalla carrozzina a un’altra seduta, mentre chi è in grado di deambulare cade quando si flette e cammina.

Una caduta può generare traumi sia fisici sia psicologici in questi soggetti, determinando un prolungamento del ricovero con conseguenze che incidono anche sull’economia del sistema sanitario di riferimento.

Uno studio retrospettivo australiano condotto presso l’Unità Spinale Riabilitativa del Princess Alexandra Hospital, il più grande ospedale di terzo livello del Queensland, ha valutato una serie di fattori.

Esiste un identikit del paziente più a rischio caduta? Ci sono fattori modificabili che permettono di capire chi cadrà una sola volta e chi, invece, più volte? In quali circostanze avvengono queste cadute? Quali conseguenze portano?
Per rispondere a queste domande gli autori dello studio hanno analizzato i dati relativi a pazienti ricoverati tra gennaio 2016 e dicembre 2020, concentrandosi su quelli che sono caduti almeno una volta.

Su 566 pazienti ricoverati, 132 (23%) hanno sperimentato almeno una caduta durante il ricovero. In linea, quindi, con la stima globale.
Inoltre, il 31% dei pazienti osservati è caduto più di una volta, nella maggior parte dei casi due o tre volte. Il 78% ha sperimentato almeno una conseguenza della caduta, che fosse psicologica o fisica, e l’11% più d’una.

Sembra che l’età avanzata e il genere femminile siano due fattori che aumentano il rischio di cadute ripetute: non sono fattori modificabili, ma si può migliorare la gestione del problema.
Il rischio di caduta aumenta del 3,8% circa a ogni anno d’età e le donne hanno cinque volte la probabilità di incorrere in cadute ripetitive rispetto a un uomo.
Analizzando le 207 cadute occorse in 5 anni, gli autori hanno osservato che queste si verificano soprattutto di giorno (68%) e quando i soggetti non sono controllati da personale sanitario (72%).

Il giorno più a rischio sembra essere la domenica, mentre, per quanto riguarda il luogo, spesso i pazienti cadono nelle prossimità del letto, o perché si stanno trasferendo dalla sedia a rotelle, o perché si chinano a prendere qualcosa da terra o si allungano per raggiungere un oggetto. Altre attività a rischio sono mettere i vestiti nell’armadio e protendersi per lavarsi.

Quando le cadute avvengono dalla sedia a rotelle, di norma sono causate da fattori ambientali, come la presenza di pendenze.

In molti casi, chi cade più volte lo fa negli stessi posti: monitorare questi pazienti diventa quindi più semplice.
Nella maggioranza dei casi le cadute determinano conseguenze lievi, soprattutto di carattere fisico: solo in circa il 6% dei casi sono stati registrati danni psicologici.

Lo studio offre una spunti di riflessione per prevenire le cadute nelle Unità Spinali che si occupano anche di riabilitazione, promuovendo una maggiore sorveglianza dei soggetti più a rischio e una messa in sicurezza di alcune aree del reparto.

(Lo studio: Marshall, K., Fleming, J., Atresh, S. et al. Falls on an inpatient rehabilitation spinal injuries unit: the characteristics, circumstances, and consequences. Spinal Cord (2022). https://doi.org/10.1038/s41393-022-00861-3)

Stefania Somaré