Uno studio olandese ha valutato la gestione delle lussazioni acromion-claveari, spesso trattate chirurgicamente nel Paese, evidenziando una certa variabilità nelle modalità di diagnosi e nelle strategie d’intervento (De Rooij PP, Van Lieshout EMM, Schurink IJ, Verhofstad MHJ; ACJ injury study group. Current practice in the management of acromioclavicular joint dislocations; a national survey in the Netherlands [published online ahead of print, 2020 Jun 13]. Eur J Trauma Emerg Surg. 2020;10.1007/s00068-020-01414-0. doi:10.1007/s00068-020-01414-0).

Per quanto riguarda la diagnosi, questa è basata sulle evidenze radiografiche e sulla visita clinica.

La tipologia di trattamento è, per la maggior parte dei pazienti, di carattere conservativo, mentre quando la scelta è di tipo chirurgico è basata per lo più sull’esperienza del chirurgo e sulle evidenze presenti in letteratura.
Di norma, comunque, i pazienti con una classificazione di Rockwood II e III vengono trattati in modo conservativo, mentre quelli di livello IV e V sono trattati chirurgicamente.

La maggior parte dei chirurghi olandesi, infine, preferisce utilizzare un impianto flessibile per trattare questa lussazione.
Questi risultati sono stati ottenuti elaborando le risposte a un questionario online basato su 36 domande, scelte partendo dalle informazioni presenti in letteratura e dal parere di esperti.

Delle 36 domande, 5 servivano per raccogliere informazioni sui partecipanti, 27 per capire il numero di pazienti trattati, l’uso della classificazione e le modalità diagnostiche utilizzate e la preferenza tra i diversi tipi di trattamento a disposizione. Le ultime 4 domande, invece, erano incentrate sulla necessità operatoria dei quattro tipi di pazienti, in base al grado di dislocazione.

Il questionario è stato inviato a 149 chirurghi, il 71% dei quali lo ha completato in ogni sua parte.

Stefania Somaré

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