Lesioni osteocondrali del pilone tibiale, una review sistematica

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Le lesioni osteocondrali del pilone tibiale si verificano con minore frequenza di quelle del talo, circa nel 2,6% dei casi, ma devono comunque essere diagnosticate e trattate in modo adeguato per consentire al paziente di recuperare la funzionalità della caviglia.
Data la bassa incidenza, sembra esserci scarso consenso tra gli specialisti rispetto al miglior modo di intervenire, anche se l’approccio chirurgico sembra il più utilizzato.
Per valutarne gli esiti un team olandese del Dipartimento di Chirurgia Traumatologica del Maastricht University Medical Centre ha condotto una revisione sistematica della letteratura.

Esiti primari: recupero della funzionalità articolare e guarigione cartilaginea, anche se sono stati indagati anche la riduzione del dolore, la riduzione dell’edema e il miglioramento del Range of Motion articolare.
L’iniziale ricerca in PubMed/MEDLINE, Cochrane Database of Systematic Reviews e Google Scholar ha permesso di individuare solo quattro studi con tutti i criteri di accesso stabiliti dal team: di questi, uno è italiano e tre sono statunitensi e tutti sono studi retrospettivi su serie di casi.
Tre degli studi hanno un livello di evidenza IV.
In tre degli studi individuati gli autori si focalizzano su un trattamento artroscopico di microfratture. Per quanto riguarda i pazienti coinvolti, questi sono in tutto 87, per lo più maschi e di età compresa tra i 14 e i 68 anni.

Venendo, infine, alle lesioni prese in considerazione, queste erano mediamente grandi da 38 a 180 mmq, il 48,3% era posizionata medialmente, il 34,5% centralmente e il 17,2% lateralmente e nel 74,7% dei casi erano lesioni isolate… mentre nel 10,3% erano lesioni bipolari e nel restante 14,9% delle kissing lesion (lesioni a specchio).
Le vie scelte per verificare l’efficacia dell’approccio terapeutico negli studi individuati includono per lo più l’uso di due sistemi di score, il MOCART21 e l’AOFAS22, anche se in alcuni casi sono stati utilizzati anche il VAS, il FAAM e il SF-12. Tre i metodi terapeutici utilizzati: l’artroscopia per le microfratture, il drilling anterogrado e il trapianto one-step di cellule mesenchimali da midollo osseo.

Quanto agli esiti dei diversi approcci chirurgici, l’artroscopia ha confermato la propria efficacia, ma d’altronde è già ampiamente accettata dagli specialisti di caviglia per i buoni outcome clinici che assicura. Che dire delle altre due tecniche? L’approccio rigenerativo con uso di cellule mesenchimali sembra essere quello che porta i maggiori benefici ai pazienti, in termini di guarigione della cartilagine e di miglioramento della funzionalità articolare.
Il drilling anterogrado, invece, sembra essere associato a un alto rischio iatrogenico: per questa ragione è meglio utilizzarlo solo quando la capsula è intatta.

Tuttavia, l’esito forse più chiaro di questa revisione è la carenza di studi di alta qualità focalizzati su questo tipo di lesione osteocondrale: in effetti la ricerca iniziale ne aveva individuati 36, scesi poi a 4 perché con informazioni poco chiare e comunque non in linea con le caratteristiche selezionate dal team di Maastrich. Lo studio è open e disponibile su Journal of Orthopaedics.

(Lo studio: Jagtenberg EM, Kalmet PHS, de Krom MAP, Hermus JPS, Seelen HAM, Poeze M. Effectiveness of surgical treatments on healing of cartilage and function level in patients with osteochondral lesions of the tibial plafond: A systematic review. J Orthop. 2021 Aug 17;27:34-40. doi: 10.1016/j.jor.2021.08.011. PMID: 34483548; PMCID: PMC8397834)

Stefania Somaré

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