Lesioni muscoloscheletriche negli universitari, uno studio canadese

236

Le malattie muscoloscheletriche sono una delle principali disabilità nel mondo e colpiscono milioni di persone. Per dare qualche dato italiano (fonte Inail), nel 2008 questi disturbi nel loro insieme rappresentavano meno del 40% delle malattie professionali denunciate, percentuale che nel 2019 era salita quasi al 70%.

Se usciamo dall’Italia per andare in Europa, il 60% delle malattie professionali sono proprio a carico del sistema muscoloscheletrico. Qui ci riferiamo a casi denunciati e di realtà correlate al lavoro, ma queste patologie possono svilupparsi anche per cause sportive, traumatiche e altro.

Proprio per capire meglio l’impatto delle malattie muscoloscheletriche su una popolazione differente, spesso meno considerata, un team canadese ha deciso di avviare uno studio dedicato agli universitari con l’intento di individuare le principali patologie muscoloscheletriche che li colpiscono.

A tal fine è stato ideato un questionario da inviare online agli studenti della McMaster University di Hamilton.
Le domande, poco più di 80, sono state ideate da un gruppo di esperti di lunga data in ambito muscoloscheletrico e si dividono in tre sezioni: un Nordic Musculoskeletal Questionnaire modificato, utile per valutare la presenza di sintomi in 9 diversi distretti corporei nel presente, nei 7 giorni precedenti e nei 12 mesi precedenti; domande di carattere demografico e riguardanti le abitudini e la vita del soggetto; l’indice Depression Anxiety Stress Scales-14.

Nel 2018, anno di invio del questionario, hanno dato adesione 298 studenti, ma solo alcuni di questi hanno ripetuto lo studio nei 3 anni successivi, 173 nel 2019, 131 nel 2020 e 76 nel 2021. Allo studio hanno partecipato tanto ragazze quanto ragazzi.
Il primo dato evidente è che, almeno da questo lavoro, non emergono differenze di genere nella predisposizione a sviluppare disturbi muscoloscheletrici.

Tra i fattori di rischio più importanti risultano esserci il coinvolgimento in regolari attività fisiche, l’età, la scarsa qualità del sonno, il livello di stress e studiare medicina o altri ambiti correlati alla salute.
Inoltre, lo studio conferma il legame tra disturbi dell’umore e prevalenza di dolori muscoloscheletrici in più distretti corporei, apparentemente in entrambi i generi, anche se i maschi sono poco rappresentati dal campione dello studio.
Se ne deduce che servono ulteriori approfondimenti.

È interessante valutare il ruolo dello sport nello sviluppo di dolore muscoloscheletrico: come riportato dagli autori, in letteratura vi sono dati contrastati.
In alcuni casi, sembra che lo sport riduca i rischi di sviluppare problematiche all’apparato osteomuscolare, mentre altri dicono il contrario.

Nel nostro caso, gli autori evidenziano un rischio maggiore del 53,6% di avere problemi agli arti inferiori in chi pratica molte ore di sport.
Bisogna considerare che le attività sportive nei campus universitari d’oltreoceano sono sempre di intensità da moderata a elevata.

(Lo studio: Parto, D.N., Wong, A.Y. & Macedo, L. Prevalence of musculoskeletal disorders and associated risk factors in canadian university students. BMC Musculoskelet Disord 24, 501 (2023). https://doi.org/10.1186/s12891-023-06630-4)