Lesione dei nervi periferici, essenziale la multidisciplinarietà

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Pierluigi Tos

I nervi trasportano le informazioni dalla periferia al sistema nervoso centrale, di fatto permettendoci di fare tutto ciò che facciamo. Solo riferendosi agli arti, le lesioni dei nervi periferici hanno un’incidenza del 2-5%, valore al quale vanno sommati i casi di paralisi del sistema nervoso centrale.
In presenza di sintomi come formicolio, difficoltà a completare alcuni movimenti, dolore, occorre verificare se è presente una lesione di nervo periferico. In caso di diagnosi positiva, si può procedere con l’intervento di microchirurgia o chirurgia funzionale per migliore la condizione dei pazienti.

Un approccio multidisciplinare al trattamento di queste lesioni periferiche può arricchire le conoscenze del chirurgo con le competenze specifiche di altri esperti, che cambiano in base alla tipologia della lesione stessa. Questo è l’approccio utilizzato presso l’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano, dove opera anche il dott. Pierluigi Tos, direttore della Chirurgia della Mano e Microchirurgia Ricostruttiva.

Spiega il dott. Tos: «nella maggior parte dei casi, queste lesioni sono di tipo traumatico, legate a incidenti stradali, domestici, sul lavoro o legati a procedure chirurgiche; in moltissimi casi sono lesioni compressive che interessano i canali osteofibrosi, come per esempio nella sindrome del tunnel carpale; in alcuni casi sono la conseguenza di patologie oncologiche dove sono necessarie ampie asportazioni chirurgiche. Al nostro ambulatorio dedicato arrivano pazienti con ogni tipologia di lesione perché il nostro ospedale è tra i pochi in Italia a poter adottare un approccio multidisciplinare al problema, grazie alla numerosità e all’eterogeneità dei nostri professionisti, neurologi, fisiatri, fisioterapisti, radiologi, terpisti del dolore oltre ovviamente i chirurghi».

L’ideale sarebbe quindi fare una prima visita con valutazione della sintomatologia e, se sussiste il dubbio, effettuare una elettromiografia ed elettroneurografia per valutare la funzionalità del nervo periferico. In alcuni casi è utile utilizzare anche l’ecografia, che consente diagnosi molto raffinate di queste lesioni. In presenza di una paralisi del plesso brachiale, invece, occorre sottoporre il paziente a una risonanza magnetica del rachide cervicale, per accertarsi della presenza o meno di uno stratto a livello del midollo. Una volta ottenuti i risultati di queste indagini, si valuta se intervenire chirurgicamente oppure no.

In presenza di lesione frutto di stiramento, per esempio, si è visto che spesso un percorso terapeutico basato su fisioterapia, elettrostimolazione e uso di tutori consente al paziente di recuperare in autonomia. Se invece c’è una sindrome da compressione, allora occorre intervenire sui canali osteofibrosi. Il chirurgo è essenziale anche in presenza di lesioni nervose di tipo traumatico od oncologico.

«In questi casi», spiega il dott. Tos, «l’intervento deve essere tempestivo, prima che si sviluppi una atrofia muscolare, di norma entro sei mesi/un anno dalla lesione; è necessario riparare i nervi adottando una tecnica microchirurgica che prevede l’utilizzo del microscopio operatorio o mezzi ottici d’ingrandimento per allineare e suturare correttamente le strutture nervose. Il recupero è lento perché i nervi crescono un millimetro al giorno e può essere parziale soprattutto se c’è stato un ritardo nella diagnosi o vi è una lesione molto grave, prossimale, come quelle del plesso brachiale. Più è precoce il trattamento più possibilità si avranno di recuperare le funzionalità perse».

Qualora l’intervento non desse i risultati sperati, esistono interventi di tipo palliativo, che possono essere programmati nel tempo. In questi casi, si sfruttano muscoli attivi per coprire la zona coperta dal nervo leso e che quindi non riesce più a muoversi. In tutti i casi, la fisioterapia è parte essenziale del percorso di cura di questi pazienti.

Stefania Somaré