Quando si parla di design, uno degli equivoci più diffusi è confondere il progettista con un artista, capace di mettere su carta un’idea nata da una visione quasi istintiva, come fosse una dote innata. In realtà, la traduzione del termine designer che meglio rappresenta questa professione è quella di progettista. Questa differenza non è esclusivamente letterale, ma racchiude quello che dovrebbe essere il vero ruolo di chi si occupa dell’ideazione e della creazione di qualcosa di nuovo, che sia un oggetto, un processo o una struttura sociale.

Ciò che differenzia il progettista dall’artista è il procedimento che conduce all’ideazione: non un’intuizione estemporanea, ma un percorso guidato che nasce dall’analisi del contesto di riferimento e delle esigenze di quello che sarà il reale utilizzatore. All’interno del mondo delle professioni sanitarie, la figura del tecnico ortopedico è senza dubbio quella che più di ogni altra necessita di questo tipo di competenza. La creazione di un presidio ortoprotesico, infatti, è troppo spesso considerata il frutto dell’esperienza e della sensibilità del tecnico ortopedico, capace di tradurre in un oggetto concreto ciò che osserva e interpreta per il recupero di una funzione motoria.

Come sappiamo, però, il settore paga il prezzo di un ricambio generazionale carente, con nuove leve che non di rado vivono con difficoltà l’inserimento in un contesto lavorativo nel quale le conoscenze vengono trasferite spesso con fatica e in tempi certamente non brevi. Il sapere artigianale vive nelle mani di chi lo possiede; il sapere progettuale, invece, può essere descritto, insegnato, condiviso e continuamente migliorato. È proprio in questa differenza che risiede una delle principali sfide per il futuro della nostra professione.

In quest’ottica, un approccio realmente progettuale ai processi produttivi diventa essenziale. Se da un lato la capacità artigianale, quasi artistica e in larga misura empirica è per definizione più complessa da tramandare, dall’altro affrontare la soluzione di un problema del paziente attraverso un metodo progettuale consente una maggiore standardizzazione dei processi. Se artisti si nasce, progettisti si diventa.

E in un contesto sanitario ciò significa seguire un flusso di lavoro che deve necessariamente iniziare con un attento ascolto delle necessità del paziente. L’analisi esigenziale rappresenta, infatti, il punto di partenza per la realizzazione di un presidio realmente efficace. Ascoltare e analizzare il paziente, interpretarne i bisogni e individuare le soluzioni più adeguate attraverso le competenze acquisite in tema di tecniche, tecnologie e materiali impiegabili, coniugando costantemente quella duplice anima clinica e tecnico-realizzativa che rende il tecnico ortopedico un unicum nel panorama delle professioni sanitarie.

Solo in questo modo la professione potrà innovarsi ed evolvere verso una sapiente integrazione delle tecnologie più avanzate senza perdere nulla del proprio passato, continuando a dialogare con quello che potremmo definire il “progetto” per eccellenza: il corpo umano, con tutte le sue straordinarie peculiarità e complessità.

Sviluppare non più solo creazioni estemporanee, esclusivamente frutto dell’esperienza, ma progetti capaci di rispondere in modo scientifico,guidato e ripetibile alle necessità del paziente, con una maggiore prevedibilità e un controllo sempre più accurato dei risultati attesi e di quelli realmente ottenuti. I primi passi sono sicuramente già stati compiuti grazie all’introduzione di tecniche realizzative che, come l’additive manufacturing, richiedono per loro stessa natura un approccio più scientifico e oggettivo. Ma spetta alla professione e a chi ne costruisce il futuro attraverso la formazione dare continuità e impulso a questa evoluzione.

Perché ogni presidio nasce due volte: la prima nella mente del progettista, la seconda in laboratorio. È tra questi due momenti che il tecnico ortopedico esprime il proprio valore più autentico, trasformando un bisogno clinico in un progetto capace di migliorare concretamente la qualità di vita di una persona.

L’editoriale è tratto dal numero di settembre di Ortopedici&Sanitari

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