La tenosinovite stenosante è una infiammazione dei tendini flessori delle dita della mano e delle corrispettive guaine che determina dolore al movimento, con sensazione di scatto, fino ad arrivare al blocco delle articolazioni delle dita coinvolte in posizione flessa. Dati i sintomi descritti, questa infiammazione viene comunemente chiamata dito a scatto. L’incidenza della tenosovite stenosante nella popolazione generale è del 2%-3%, con picchi in alcune categorie, come lavoratori manuali che eseguono movimenti ripetuti della mano, donne in post-menopausa e soggetti che hanno sviluppato diabete mellito. Questi ultimi, in particolare, presentano una incidenza del 10%.

Da letteratura, le dita più colpite sono il pollice, il medio e l’anulare. Tra i trattamenti più comuni del dito a scatto troviamo l’uso di antinfiammatori orali o locali, lo stretching terapeutico e le infiltrazioni di cortisone. Meno frequente, ma comunque possibile, è l’uso di onde d’urto extracorporee. Se i metodi conservativi non funzionano, allora si ricorre alla chirurgia.

Le onde d’urto funzionano?

Un recente studio spagnolo ha voluto confrontare gli esiti ottenuti sul dito a scatto a distanza di più di un anno con la comune infiltrazione di cortisone e con la meno frequente terapia con onde d’urto extracorporee. I pazienti coinvolti sono 42, tutti con dito a scatto di grado II o III in base alla classificazione di Quinnell. I partecipanti sono stati divisi in 2 gruppi in modo sequenziale, venendo quindi trattati o con infiltrazioni, o con onde d’urto extracorporee. Gli effetti dei trattamenti sono stati misurati a 6 mesi, 1 anno e 2 anni, sia con la classificazione di Quinnel che con lo score di Roles and Maudsley. Inoltre, gli autori hanno registrato il dolore, lo stato funzionale, la forza di presa della mano trattata e la soddisfazione dei pazienti. I risultati sono pubblicati sul Journal of Hand Surgery (European Volume).

Le onde d’urto sembrano mantenere gli esiti meglio sul lungo periodo

Gli autori hanno osservato che, mentre a 6 mesi gli outcome considerati sono simili tra i due gruppi, le cose iniziano a differenziarsi dall’anno in poi. In particolare, a distanza di un anno il pazienti trattati con onde d’urto extracorporee hanno continuato a non provare dolore alla mano trattata e hanno mantenuto la forza di presa recuperata. Anche per questo, la soddisfazione dei pazienti trattati con onde d’urto resta alta anche a 1 e 2 anni dal trattamento, mentre diminuisce in chi è stato trattato con infiltrazione di cortisone.

L’ultimo dato preso in considerazione riguarda la conversione del trattamento da conservativo a chirurgico: in questo campione, il passaggio all’intervento è avvenuto più di frequente nei pazienti trattati con l’infiltrazione di cortisone. Gli autori concludono che la terapia con onde d’urto è una valida alternativa alle infiltrazione di cortisone in pazienti con dito a scatto. Allo studio hanno collaborato l’Ospedale Universitario di Gran Canaria e l’Università di Gran Canaria.

Fonte: Suárez Cabañas AH, Ramírez Sánchez M, Álvarez Jiménez A. Beyond the first year: Long-term outcome of shockwave therapy versus corticosteroid infiltration in the management of trigger finger. J Hand Surg Eur Vol. 2026. doi: 10.1177/17531934261466890.

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