È innegabile che nel corso degli anni Exposanità, la più importante fiera del comparto ortopedico e sanitario in Italia, sia andata incontro ad un cambiamento immediatamente percepibile per il visitatore abituale.

Nata come momento di confronto per tutti gli operatori del settore, si è sempre più trasformata in luogo in cui toccare con mano l’evoluzione di tecnologie e materiali e creare un punto di connessione tra discipline parallele che quotidianamente operano fianco a fianco per il benessere del paziente.

Ecco che la multidisciplinarietà diventa, così, il vero motore per la crescita e il progresso della tecnica ortopedica, con competenze nuove a fare da traino per la trasformazione di una professione che necessita di nuovi stimoli per il superamento di una fase della propria storia particolarmente delicata e di cambiamento.

Il tecnico ortopedico moderno è una figura che necessariamente deve essere sempre più inserita all’interno di team interdisciplinari, non dimenticando mai di essere portatore di competenze che nel settore sanitario rappresentano un unicum. Quale altra professione può infatti vantare conoscenze mediche in termini anatomici, fisiologici e biomeccanici a un sapere tecnico utile alla corretta progettazione e produzione di presidi ortoprotesici volti al supporto delle funzioni motorie del paziente?

Il tecnico ortopedico rappresenta e sempre più lo farà in futuro, il ponte tra ingegneria e medicina, complice la diffusione di tecnologie capaci di ottimizzare e modernizzare tecniche di lavorazione, progettazione e monitoraggio dei prodotti forniti.

Un’evoluzione che passa anche attraverso momenti d’incontro, come per l’appunto Exposanità, oltre che dalla formazione universitaria, che deve essere capace di adeguarsi alla spinta al cambiamento offerta da tecnologie come quella additiva e dall’intelligenza artificiale, per costruire nuovi professionisti che non risultino obsoleti già al momento del loro ingresso nel mercato del lavoro, ma che al contrario rappresentino una leva fondamentale per lo sviluppo dell’intero comparto.

Spesso mi diverto a immaginare la nostra professione proiettata nel futuro, arrivando alla conclusione che questa avrà facilmente la possibilità di essere sempre più svolta in modalità “nomade”, trovando in spazi condivisi in cui accogliere il paziente, produrre e consegnare i presidi necessari, il modo per rendere la propria operatività più snella ed efficiente.

Un tecnico on the road che, attraverso uno scanner tridimensionale, strumenti per la valutazione biometrica, un computer dotato di software di progettazione e di una stampante 3D, magari delocalizzata presso hub specializzati, potrà offrire il meglio della propria competenza presso coworking della salute, in cui altre figure mediche e sanitarie potranno co-operare con il fine ultimo del benessere sistemico del paziente.

Tecnologie come quelle già oggi impiegate nella telemedicina e teleriabilitazione consentiranno poi il monitoraggio da remoto a lungo termine, ottimizzando i processi di cura anche per le persone con maggiori difficoltà logistiche o di mobilità ed efficientando, gli stessi in una sempre attuale ottica di riduzione dei costi.

Una visione forse ancora un po’ distante, ma sicuramente realistica e che deve farci riflettere su quanto si stia effettivamente facendo per rendere questo inevitabile passaggio generazionale tra approcci alla professione il più fluido e naturale possibile.

Lunga vita, dunque, a manifestazioni come Exposanità, motore di crescita, spazio di confronto, occasione di networking e contatto tra tradizione e innovazione, inscindibilmente collegate nell’impossibilità di avere ragione una sull’altra, ma sempre e comunque operanti una a fianco dell’altra.

Tratto da numero di giugno 2026 di Ortopedici e Sanitari

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