L’età evolutiva è senza alcun dubbio una delle fasi più delicate della vita di ogni persona, caratterizzata in modo imprescindibile dalla variabile temporale che gioca un ruolo essenziale nella prevenzione e nel trattamento di molte patologie.

Agire con tempestività e lungimiranza è, infatti, fondamentale in un contesto in cui spesso grandi cambiamenti avvengono in tempi molto ristretti e in cui se da un lato si ha il vantaggio terapeutico di una maggiore plasticità del sistema neuromuscolare, dall’altro non intervenire correttamente o con le giuste tempistiche può facilmente condurre alla strutturazione di problematiche muscolo-scheletriche.

Se, però, il ragazzo in fase di sviluppo è un organismo in costante e completa evoluzione fisica, allo stesso modo lo è dal punto di vista emotivo, cognitivo e sociale. Il rapporto con questa tipologia di pazienti non può prescindere da una particolare attenzione posta proprio sulle modalità d’interazione con loro che, se trascurate, possono rendere vano anche il più corretto degli approcci terapeutici.

In particolare, non può mai non essere attentamente considerato proprio il contesto in cui il ragazzo è quotidianamente immerso, fatto di relazioni sociali con coetanei, adulti con ruoli istituzionali e non ultima la famiglia. Spesso, per esempio, mi capita d’interfacciarmi con pazienti minori per i quali proprio l’interazione con i genitori appare viziata da un rapporto che si traduce in eccessiva insubordinazione o, al contrario, un’altrettanto sbagliata remissività, come nel caso in cui, ponendo una domanda diretta al paziente, si riceverà una risposta dal genitore, eccessivamente pressante a “guidare” le azioni del figlio, a volerne influenzare i comportamenti in modo quasi maniacale.

Ragazzi che diventano così proiezioni dell’immagine che di loro hanno creato i genitori, incapaci o impossibilitati a esprimere il proprio essere per la presenza ingombrante di un occhio giudicante troppo presente. E, come molti studi dimostrano, le ricadute a livello fisico e posturale di questi atteggiamenti sono indubbie, in un legame inscindibile tra mente e corpo che coinvolge biunivocamente possibili forme di trattamento, dove sintomi fisici possono essere trattati anche attraverso un approccio psicologico e, viceversa, disturbi a questo livello possono trarre beneficio da approcci fisici e posturali (lo si spiega bene in “Manuale di Psicoposturologia” di A.R. Cleri e F. Tagliaferri). È chiaro che una presa in carico integrata e multidisciplinare di questo tipo assume ancora maggiore rilevanza nell’età dello sviluppo, durante la quale il soggetto costruisce non solo il proprio corpo, ma definisce in modo chiaro i tratti della personalità che lo contraddistinguerà negli anni a venire.

Nella più montessoriana delle concezioni, quindi, è bene che il professionista che si approccia al paziente in età dello sviluppo non lo consideri come un adulto in miniatura, ma come una persona con esigenze proprie del tutto peculiari e soprattutto altamente evolutive, capaci di modificarsi plasticamente in base al contesto in cui lo stesso è inserito. Consapevoli di ciò, abbiamo voluto dare il via al primo dei due corsi ECM di Accademia Tecniche Nuove veicolati da Ortopedici&Sanitari nel 2026, dedicato al mondo della disabilità proprio affrontando il tema all’interno del contesto pediatrico, dimostrando quanto la gestione di patologie complesse in questa fase della vita sia un tema molto delicato sia per il professionista, che dovrà essere in grado di dimostrare grande empatia nell’approccio al paziente, sia per i caregiver, figure essenziali che spesso vedono la propria esistenza stravolta dalla necessità di gestire le esigenze di un figlio disabile. 

In questo scenario, il ruolo dei professionisti che operano a diretto contatto con il paziente pediatrico assume quindi un significato che va oltre la competenza tecnica, ricoprendo un ruolo importante all’interno di un sistema in divenire, in cui ogni scelta può influenzare non solo la funzione, ma anche l’immagine di sé, la relazione con il movimento e il modo in cui il soggetto si percepirà nel proprio corpo negli anni futuri.

Accompagnare la crescita con consapevolezza, piuttosto che imporre una correzione, significa influenzare un percorso che porta l’essere umano in formazione a cambiare; una responsabilità che richiede competenze elevate, ma anche sensibilità e rispetto dei tempi individuali.Come un giardiniere pota i rami di un albero per vederne nascere i frutti la stagione successiva, così quindi il professionista che si approccia al paziente pediatrico imposta la traiettoria della sua salute futura.

Tratto dal numero di marzo 2026 di Ortopedici e Sanitari