Per una volta, il campione paralimpico torinese di handbike Diego Colombari non è salito negli scorsi mesi agli onori delle cronache per il conseguimento di un alloro in pista. Ha prestato il suo volto e la sua notorietà a qualcosa che ritiene non meno importante e soddisfacente di un record sportivo. È stato, infatti, il testimonial di una campagna di sensibilizzazione e invito alla donazione di sangue realizzata dall’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo e della 24 ore per la donazione di plasma organizzata collaborativamente da più asl della Provincia Granda.

Il tema lo interessa e gli sta a cuore perché parte della sua cultura personale e perché sono state (anche) copiose trasfusioni a salvargli la vita nel momento del massimo bisogno. Ovvero quando nell’estate del 2008 un grave incidente motociclistico gli ha provocato la frattura del bacino e il distacco dell’uretra; la diastasi dei muscoli retti e l’amputazione dell’arto inferiore sinistro. A dargli poi una motivazione e una spinta ulteriori è stata la passione per la bicicletta. In sella ci stava con piacere già prima, benché solo per fare del cicloturismo insieme al padre. Ci è risalito in seguito ed è riuscito così a trasformare lo sport ciclistico in un’attività a tempo pieno e in una fonte di successi.

Diego Colombari
Diego Colombari

La ricetta del successo

Nato professionalmente come cuoco e impiegato presso un pastificio e gastronomia, Colombari ha dovuto passare tuttavia dalle due ruote tradizionali (più complicate e pericolose da gestire con una protesi) alle tre dell’handbike appunto. «Dopo cento giorni trascorsi costretto a letto, tornare a muovermi era una priorità. Sono entrato in contatto con la società polisportiva Passo di Cuneo (il nome è un acronimo per Promozione attività sportiva senza ostacoli, ndr) che dal 2010-2011 mi ha messo a disposizione un mezzo in comodato d’uso. Dopo solo dieci giorni di allenamento o poco più ho voluto mettermi in gioco iscrivendomi a una gara: di lì in poi il mio impegno non ha fatto che intensificarmi e questo mi ha spinto a fare delle scelte».

Trasferitosi con la moglie Giulia dal comune di Moretta al vicino capoluogo, ha deciso di rassegnare le dimissioni dal pastificio, ove era stato trasferito al reparto di confezionamento, «per inseguire un sogno». Come per tanti altri atleti paralimpici, in assenza (a quei tempi) del supporto delle squadre delle forze armate e corpi di polizia, gli inizi non sono stati affatto semplici e molto è stato il tempo speso alla ricerca di finanziamenti e sponsor. Il dado era però tratto e la volontà ben chiara. «Grazie alla polisportiva Passo della quale tuttora faccio parte – ha ricordato Colombari – sono entrato in contatto con persone alle prese con problemi analoghi ai miei se non peggiori. Ho voluto oltrepassare i limiti che la condizione m’imponeva e forse anche alcuni vincoli tipici della riabilitazione: lo sport mi ha insegnato a prendere spunto dagli altri per risolvere i miei problemi».

In nazionale

A meno di un decennio dallo schianto e dopo aver mietuto trionfi sia in patria (è stato più volte campione italiano di paraciclismo e maglia rosa del Giro) sia in Europa col primo posto del Circuito MH5 del 2014, nel 2017 Diego Colombari è stato convocato nella selezione nazionale. «È stata l’occasione che cercavo per alzare l’asticella e puntare a traguardi di caratura mondiale. I ritiri periodici mi hanno permesso di allenarmi con regolarità e migliorare di continuo». In azzurro è stato al fianco (negli ultimi tempi persino come compagno di stanza) di un autentico mito dello sport tricolore: Alex Zanardi. «Mi ha tramesso un po’ della sua profonda conoscenza della disciplina sportiva; dal canto mio credo di avergli comunicato un pizzico della mia spensieratezza giovanile, la leggerezza di chi non soffre ancora troppe pressioni».

Trasmettere e comunicare sono cardini del pensiero dell’atleta e simboli del suo approccio al lavoro fuori dalle piste. Già, perché dopo aver vinto due ori in staffetta nel 2021 alle Paralimpiadi di Tokyo e ai Mondiali di Cascais e aver raccolto argenti e bronzi a squadre o individuali sino agli Europei 2023 a Rotterdam, Colombari – insignito nel 2021 del Collare d’oro al merito sportivo e del titolo di Commendatore della Repubblica – si è gettato anima e corpo in qualcosa di parzialmente diverso.

Il primato della ricerca

«Tramite mio padre – ha spiegato – sono entrato in contatto con il team di studenti Policumbent del Politecnico di Torino con il quale ho cooperato all’evoluzione di una handbike in carbonio. È stata progettata dai ragazzi dell’università e poi messa a punto dall’artigiano e terzista locale Marcello Renna. Si è partiti nel 2022 con un prototipo pensato per concorrere al record di velocità con spinta a braccia in Nevada, che ha esordito con tempi ben lontani dai primati del tempo. Pian piano, superando tutte le comprensibili criticità della relazione fra un ultraquarantenne come il sottoscritto e dei poco più che teenager, si è creata un’alchimia che ancora in Nevada ci ha condotti a segnare il miglior tempo al mondo di velocità assoluta toccando gli 83,28 km orari. Al Centro sperimentale di Stellantis a Balocco (Vercelli) abbiamo poi stabilito un nuovo record dell’ora con 34,9 km di media. Nel maggio scorso, con una velocità media di 43 km l’ora, abbiamo infine stabilito il nuovo record con partenza da fermo sulla distanza dei 10 km. Oggi siamo una squadra coesa entro la quale tecnici e sportivi puri dialogano fattivamente e gli sforzi di sviluppo non conoscono soste. Si tratta per me di qualcosa di estremamente soddisfacente e che mi consente di passare ai giovani la voglia di non esser mai sazi dei traguardi ottenuti, la fame».

Quella, a Colombari non manca proprio, nonostante il brusco arrivederci alle selezioni nazionali di paraciclismo e qualche ostacolo sul percorso che avrebbe dovuto portarlo con una wild card alle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina. In tutt’altro sport, naturalmente.

«Due anni fa ho iniziato a praticare lo sci di fondo e quindi di fatto a sdoppiarmi allenandomi in bici durante l’estate e battendo invece le nevi nella stagione più fredda. Anzi, a dire il vero mi sto facendo in tre, proprio a fronte del legame stretto con Policumbent e gli universitari di Torino. Non si tratta soltanto di spingere le performance sempre più in alto bensì pure di coniugare gli aspetti della prestazione, già accresciuta, con quelli dell’ergonomia e della confortevolezza degli sportivi. In gioco c’è pertanto una ininterrotta modifica del veicolo e della sua struttura, per assicurare per esempio che i tassi di calore e di umidità all’interno del guscio si mantengano su soglie accettabili».

Al panorama universitario il campione è legato per più ragioni: dal Senato accademico della facoltà di Scienze e tecniche dello sport, dell’Istituto superiore di Finanza e di Organizzazione aziendale gli è stata conferita nel 2022 la laurea honoris causa in Teoria e metodologia dell’allenamento.

Tratto dal numero di settembre 2026 di Ortopedici&Sanitari

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