Fratture di omero medio-prossimale: lo studio 3D migliora il processo

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(foto archivio)

Studio cinese mette a confronto la tecnica chirurgia di riduzione della frattura tradizionale, a cielo aperto, con quella percutanea, anticipata da una programmazione e simulazione in 3D.

Nei pazienti anziani affetti da fragilità ossea, la frattura dell’omero prossimale rappresenta la terza frattura per numero e incidenza, portando dolore e difficoltà nel movimento della spalla e nel sollevamento di pesi.

Se nell’anziano questa frattura è spesso trattata per via conservativa, in presenza di complessità può essere necessario ricorrere alla chirurgia, di solito ricorrendo a una piastra per tenere insieme le due parti di omero. La piastra può essere inserita in un intervento a cielo aperto (ORIF) oppure con approccio percutaneo mininvasivo (MIPO).

Quando si sceglie l’approccio MIPO il planning preoperatorio fa uso di una simulazione in 3D durante la quale, partendo dai dati TAC, si stampa in 3D l’omero del paziente per poi programmare l’intervento e scegliere il tipo di piastra necessaria.
Un recente studio del Dipartimento di Ortopedia del Beijing Jishuitan Hospital Guizhou Hospital di Guiyang, in Cina, valuta proprio l’efficacia dell’approccio MIPO rispetto a quello tradizionale.

Differenze ottenute con i due tipi di approccio

Sono 42 i pazienti arruolati retrospettivamente per questo lavoro di confronto, 21 nel braccio trattato con ORIF e 21 in quello sottoposto a MIPO. I pazienti sono stati seguiti per almeno un anno di follow-up.

Gli autori hanno per prima cosa confrontato gli esiti dell’intervento, in termini di funzionalità della spalla, sono stati quindi presi in considerazione una serie di parametri: range of motion (ROM), i valori raggiunti negli score “Quick Disabilities of the Arm, Shoulder and Hand” e negli score Constant.

Questo primo confronto non mette in evidenza differenze tra i due gruppi, a sottolineare che le due tecniche portano a esiti clinici simili. Tuttavia, a un’analisi più approfondita si vede che la tecnica mininvasiva MIPO porta alcuni vantaggi ai pazienti, in termini di complicanze.

Queste risultano infatti maggiori nei pazienti operati a cielo aperto: le più frequenti sono state infezione al sito operatorio, non union a livello della frattura, loosening a livello dell’impianto e paralisi del nervo radiale. A questo si aggiungono poi dei vantaggi durante l’intervento.

Vantaggi durante l’intervento

Il confronto tra ORIF e MIPO ha messo in luce un 100% di unione nei pazienti trattati con MIPO, ma non solo. Il tempo operatorio risulta ridotto con MIPO, così come la perdita di sangue durante l’intervento e il tempo di guarigione della frattura: aspetti che non possono essere trascurati e che possono avere ricadute, per esempio, sull’apprezzamento dei pazienti nei confronti del percorsi di cura intrapreso.

Trattandosi spesso di pazienti anziani, ridurre la perdita di sangue è importante per garantire una ripresa generale più rapida. In generale questi miglioramenti sono dovuti all’affiancamento della simulazione 3D all’intervento percutaneo: questa permette infatti di scegliere le piastre più adatte al singolo paziente e di programmare nel dettaglio tutto l’intervento.

La tecnica può essere usata anche in pazienti non anziani che vadano incontro a frattura complessa prossimale dell’asta dell’omero a causa di un trauma ad alta intensità. Gli autori suggeriscono di tenere conto di questi risultati e caldeggiano l’introduzione della simulazione e stampa 3D nella programmazione degli interventi chirurgici di riduzione di queste fratture.

Studio: Hu, C., Qiu, B., Cen, C. et al. 3D printing assisted MIPO for treatment of complex middle-proximal humeral shaft fractures. BMC Musculoskelet Disord 25, 93 (2024). https://doi.org/10.1186/s12891-024-07202-w