Fratture del trocantere, un’analisi epidemiologica

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Ogni anno nel mondo si verificano circa 14,43 milioni di fratture dell’anca, suddivise in due grandi gruppi: quelle trocanteriche o sottotrocanteriche e quelle a livello del collo del femore. In entrambi i casi, gli anziani sono tra i soggetti più a rischio, soprattutto se presentano fragilità ossea.
La letteratura è ricca di studi che valutano, per esempio, la relazione tra osteoporosi e fratture del femore, ma anche di lavori sulle tecniche chirurgiche più adeguate a correggere tale frattura.

Uno studio tedesco fornisce un’analisi epidemiologica della situazione tedesca rispetto alle fratture trocanteriche e sottotrocanteriche e delle tecniche più in uso.
Questo studio retrospettivo rivaluta le fratture di questo tipo verificatesi tra 2006 e 2020 e gestite in strutture tedesche. Gli autori sono partiti da 985.104 fratture peritrocanteriche e 178.810 sottotrocanteriche. Il primo passo è stato suddividere i pazienti per età e genere, per poi cercare delle possibili correlazioni. La prima riguarda proprio l’età: entrambi i tipi di frattura, infatti, diventano più frequenti al crescere delle decadi. Più nello specifico, il gruppo di ricerca ha calcolato un’incidenza 288 volte maggiore nei pazienti over 90 rispetto a quelli under 60 per le fratture peritrocanteriche, numero che scende a 123 per le fratture subtrocanteriche.

Considerato l’invecchiamento della popolazione e il numero crescente di novantenni ancora in vita, questo dato è allarmante perché profetizza un forte impatto sui sistemi sanitari legato a un incremento di queste fratture. Gli autori suggeriscono, quindi, di agire di prevenzione, soprattutto per ridurre il rischio di caduta in questi soggetti, spesso causa primaria della frattura del femore.
Inoltre, occorre lavorare per prevenire, o curare, l’osteoporosi. Lo studio calcola poi l’incidenza delle due fratture nella popolazione tedesca, pari a 80.08 ± 6.34 casi per milioni di abitanti per le fratture peritrocanteriche e a 14.53 ± 1.50 casi per milioni di abitanti per le fratture subtrocanteriche: si tratta di numeri in accordo con quelli calcolati per la popolazione statunitense, per esempio.

Inoltre, queste incidenze sono simili anche a quelle individuate da altri lavori tedeschi. Dal momento che l’osteoporosi è un problema prettamente femminile, gli autori trovano anche una correlazione con il genere, soprattutto negli over 60, con un rapporto di 2:1 in sfavore delle donne. Prima dei 60 anni, invece, non sembrano esserci grandi differenze tra i sessi.

Per quanto riguarda il tipo di intervento utilizzato per trattare queste fratture, sembra che in Germania si opti prevalentemente per l’IMN, considerata una buona opzione perché porta a migliori outcome nei pazienti, con minori tassi di revisione. Gli autori individuano anche, nel tempo, un accresciuto uso di cerchiaggi per stabilizzare la frattura, metodo che porta a ottimi risultati, soprattutto se associato all’IMN. Non è però chiaro se questo aumento sia dettato da una maggiore complessità delle fratture stesse.

(Lo studio: Rau, Y., Amtsfeld, J., Reimers, N. et al. The development, incidence and treatment trends of trochanteric fractures in Germany: a cohort study. J Orthop Surg Res 18, 491 (2023). https://doi.org/10.1186/s13018-023-03981-5)