Circa l’80% delle fratture di calvicola avviene a carico del terzo medio, determinando dolore, gonfiore e impotenza nell’usare il braccio corrispondente. Trattata nella maggioranza dei casi per via conservativa in modo ottimale, questa frattura può presentare delle sfide significative, soprattutto se scomposta. In questo caso il trattamento conservativo si associa a un tasso di non unione compreso tra il 7% e il 15%, oltre che a un rischio di sviluppare pseudoartrosi del 15%-20%.
Per questo, un recente studio retrospettivo pubblicato da Musculoskeletal Surfery valuta l’efficacia della fissazione chirurgica. Condotto dall’Ente Ospedaliero Cantonale di Bellinzona, in Svizzera, lo studio mette a confronto nel lungo tempo pazienti trattati in modo conservativo con altri sottoposti a chirurgia.
Frattura di clavicola: la fissazione mostra gli esiti migliori
Per questo lavoro gli autori hanno arruolato 123 pazienti con frattura della clavicola del terzo medio, dei quali 68 trattati con fissazione chirurgica e 55 con tutore, per via conservativa. Il follow up per questi pazienti è compreso tra 4,1 anni e 9,4 anni. Gli esiti presi in considerazione per lo studio sono lo score di Constant–Murley, per la funzionalità di spalla, lo score Disabilities of the Arm, Shoulder, and Hand, per calcolare il livello di disabilità, insieme agli outcome radiologici, alla soddisfazione estetica del paziente e alla discinesia scapolare.
Un primo confronto mette in evidenza la superiorità dell’intervento chirurgico: i pazienti trattati in questo modo presentano uno score di Constant–Murley e uno score di disabilità minore. Inoltre, anche la discinesia scapolare presenta una minore incidenza nel gruppo di pazienti trattati con fissazione chirurgia.
Cosa dicono i dati radiologici
Gli autori hanno poi voluto valutare i dati radiologici, per investigare la presenza di mancata unione della frattura. Anche in questo caso, si osserva che i pazienti sottoposti a fissazione chirurgica presentano un tasso di non-unione e mal-unione inferiore rispetto ai pazienti trattati per via conservativa.
Inoltre, i pazienti con una non-unione o mal-unione presentano esiti peggiori nello score di Constant–Murley e nella discinesia scapolare. C’è infine un altro aspetto da prendere in considerazione: quello della soddisfazione, estetica e generale, dei pazienti: in questo caso, se la soddisfazione estetica non presenta differenze tra i due gruppi, la soddisfazione generale pende a favore dell’intervento chirurgico.
Gli autori concludono sottolineando che la fissazione chirurgica è probabilmente la soluzione migliore da utilizzare in pazienti che sono a rischio di mal-allineamento o che hanno necessità di tornare ad alte prestazioni nell’uso della spalla.
Oldrini, L., Previtali, D., Tamborini, S. et al. Surgical fixation reduces scapular dyskinesis and mal-union rates in midshaft clavicle fractures: a retrospective comparative analysis.https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41644830/ Musculoskelet Surg (2026). https://doi.org/10.1007/s12306-025-00942-5


