Finanziamento per sei studi dell’Istituto Ortopedico Rizzoli

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Da sinistra: Alberto Leardini, Luca Andriolo, Tiziana Fischetti, la direttrice scientifica del Rizzoli Milena Fini, Alessandro Di Martino, Francesca Salamanna e Matilde Tschon

L’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ha ricevuto dal Ministero della Salute il consenso per il finanziamento di sei progetti di ricerca finalizzata con 2,3 milioni di euro suddivisi in tre anni che dovrebbero portare, in breve tempo, a innovare la pratica clinica in ognuno degli ambiti toccati.
L’obiettivo del finanziamento di progetti di ricerca finalizzata è proprio supportare scoperte che possono incidere positivamente sui bisogni di salute dei cittadini, per esempio, migliorando percorsi terapeutici e outcome di interventi chirurgici.

I bandi di concorso che danno accesso a questi fondi sono competitivi: aggiudicarsene sei è, sottolinea Milena Fini, direttore scientifico dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, «un riconoscimento per l’Istituto e i suoi professionisti. Il finanziamento ministeriale ci consente di valorizzare l’integrazione fra ricerca, innovazione e assistenza ponendo sempre il paziente al centro della nostra attività».

La Clinica Ortopedica e Traumatologica II ha ottenuto due finanziamenti per altrettanti progetti, entrambi dedicati al ginocchio artrosico.

Il ginocchio è un’articolazione particolarmente propensa a sviluppare artrosi, vuoi per usura ed età vuoi per un eccesso di carico. Frequenti, per esempio, le rotture del menisco, la cui incidenza varia da 60 a 70 ogni 100.000 soggetti. Sono lesioni che colpiscono soprattutto gli sportivi, portati anche a sviluppare artrosi precocemente (prima dei 60-65 anni).
Lo studio di Alessandro di Martino si è chiesto come un trapianto di menisco possa incidere su biologia e biomeccanica di un ginocchio artrosico.

Il collega Luca Andriolo valuterà, invece, gli effetti di diversi concentrati contenenti cellule staminali mesenchimali sulla gonartrosi.

Il terzo progetto è quello dell’ing. Alberto Leardini, direttore del Laboratorio di Analisi del Movimento e Valutazione Funzionale Protesi, concentrato sulla valutazione di sicurezza, efficacia e costo/beneficio degli impianti personalizzati progettati e stampati in 3D.
Gli impianti personalizzati promettono di garantire risultati chirurgici migliori nei pazienti, migliorandone la funzionalità post-intervento, ma sono più costosi di quelli standard. Bisogna quindi capire quali portano reale vantaggio.

La stampa 3D è al centro anche del lavoro dell’ing. Tiziana Fischetti, giovane ricercatrice del Laboratorio di Scienze e Tecnologie Biomediche e Nanobiotecnologie, che punta a sviluppare un impianto osseo personalizzato per ogni paziente, combinato con rivestimenti nanostrutturati in grado di rilasciare agenti antibatterici, così da favorire la rigenerazione del tessuto osseo e prevenire l’insorgenza di infezioni in fratture ossee.
Per ognuno di questi quattro progetti, il capofila è l’Istituto Ortopedico Rizzoli.

Gli altri due premi sono stati vinti da progetti nei quali il Rizzoli collabora con l’Istituto Tumori della Romagna IRST di Meldola: Francesca Salamanna e Matilde Tschon del Laboratorio di Scienze e Tecnologie Chirurgiche sviluppano terapie cellulari che permettono, rispettivamente, di ridurre il dolore e accelerare la guarigione di patologie vertebrali e della spalla, in particolare della cuffia dei rotatori.

Stefania Somaré

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