Esordio di SCI, alta prevalenza di carenza di vitamina D

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Uno studio svizzero suggerisce l’esistenza di una relazione tra carenza di vitamina D e insorgere di lesioni acute del midollo spinale (SCI). Più nel dettaglio, gli autori hanno effettuato un dosaggio di 25-OH vitamina D in 87 pazienti ricoverati in un centro di riabilitazione specializzato in SCI, lo Swiss Paraplegic Centre Nottwil.

Per evitare di incorrere in bias, gli autori hanno messo a confronto il dosaggio di vitamina D tra diversi gruppi di pazienti, basandosi su aspetti demografici e sulle caratteristiche della lesione spinale stessa.
Il dosaggio, mediamente effettuato 15 giorni dopo l’esordio della patologia, ha rivelato per il 67% dei soggetti coinvolti uno stato di carenza per questa vitamina (25-OH vitamina D ≤ 50 nmol/l), mentre un ulteriore 25% era in stato di insufficienza (50 < 25-OH vitamina D ≤ 75 nmol/l). Solo l’8% dei pazienti mostrava valori di 25-OH vitamina D superiori a 75 nmol/l.
Ulteriori analisi statistiche hanno individuato una moderata correlazione negativa tra peso dei pazienti e stato vitaminico e un’altrettanto moderata correlazione, stavolta positiva, tra vitamina D e valori plasmatici di calcio.

La vitamina D gioca un ruolo importante in tutte le patologie dello scheletro, essendo determinante per sostenere il corretto metabolismo del calcio: quando manca, il soggetto rischia di incorrere in una ipocalcemia e in un iperparatiroidismo secondario.
Queste due condizioni, a loro volta, incidono negativamente sullo stato dell’umore, sulla forza muscolare e sul senso di fatica.
Se non si interviene, il corpo inizia a prendere il calcio dalle ossa, portando a una demineralizzazione dello scheletro, fragilità e maggior rischio di incorrere in fratture.

Nei bambini questa condizione porta il rachitismo. Condotto in collaborazione con l’Università di Lucerna, questo studio trasversale suggerisce in definitiva di verificare sempre lo stato di vitamina D del paziente dopo un esordio di lesione spinale, così da poter effettuare la necessaria integrazione nei soggetti con carenze o insufficienze.
Quale sia il ruolo di questa vitamina nel percorso riabilitativo dei soggetti con lesione spinale non è ancora chiaro.
Ci sono studi, in letteratura, che associano buoni livelli di questa sostanza con il mantenimento di un buono stato dell’umore, aspetto da non sottovalutare, dato che questi pazienti sono a serio rischio depressivo.

Lo Swiss Paraplegic Centre Nottwil è al momento impegnato in un secondo studio, randomizzato di fase 3, che prende in considerazione pazienti con lesione spinale cronica, cercando di capire, innanzitutto, se la supplementazione mensile di calciferolo modifichi realmente i dosaggi di 25-OH vitamina D del corpo… e secondariamente se questa integrazione abbia effetti sull’umore, la densità ossea, il senso di fatica diffuso, il dolore, cronico e recente, e anche sulle lesioni da compressione. Ognuno di questi parametri verrà misurato all’inizio dello studio e poi a 3, 6, 9 e 12 mesi.
Avviato nel maggio 2021, lo studio dovrebbe concludersi nel giugno 2024.

(Lo studio: Hertig-Godeschalk A, Scheel-Sailer A, Wey Y, Perret C, Lehnick D, Krebs J, Jenny A, Flueck JL. Prevalence of an insufficient vitamin D status at the onset of a spinal cord injury – a cross-sectional study. Spinal Cord. 2022 Dec 29. doi: 10.1038/s41393-022-00873-z. Epub ahead of print. PMID: 36581746)

Stefania Somaré