Il trattamento più utilizzato per la displasia dell’anca nel neonato è il divaricatore di Pavlik, esistono però casi nei quali, nonostante il successo della terapia, nel follow-up si evidenzia una displasia acetabolare residua.

In questi casi, si può ripetere il trattamento con il divaricatore, ma quali sono i tempi di indossamento che permettono di raggiungere il risultato terapeutico migliore, ovvero di eliminare la displasia? E, soprattutto, esiste una relazione tra tempo di indossamento e risultato?
Se lo è chiesto un gruppo di specialisti statunitensi, afferenti ai Dipartimenti di Chirurgia Ortopedica dell’Ospedale Universitario Benioff Children’s Hospital di San Francisco e del Children’s Hospital di Philadelphia (Swarup I, Talwar D, Sankar WN. Part-time Abduction Bracing in Infants With Residual Acetabular Dysplasia: Does Compliance Monitoring Support a Dose-dependent Relationship? J Pediatr Orthop. 2020 Nov 5. doi: 10.1097/BPO.0000000000001704. Epub ahead of print. PMID: 33165268).

Lo studio prospettico ha coinvolto 26 neonati: per poter essere reclutati questi dovevano avere una radiografia pelvica che confermasse la presenza di displasia e un indice acetabolare ≥30 gradi.
Tutti hanno indossato un’ortosi rigida in abduzione, corredata di un sensore termico per verificare la compliance, durante la notte e i sonnellini.
Al follow-up successivo, condotto dopo l’anno di età, l’indice acetabolare è stato correlato con il tempo di indossamento.
Lo studio ha evidenziato una correlazione positiva tra ore trascorse dal bambino con l’ortesi e miglioramento dell’angolo acetabolare. Gli autori evidenziano però che il numero di ore adeguato a ogni soggetto deve essere stabilito in base alla gravità della displasia residua, sempre tenendo conto la tolleranza del bambino nei confronti del tutore.

Stefania Somaré

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