Sono molte le persone che soffrono di artrosi carpo-metacarpale, con gonfiore, dolore e difficoltà di movimento, soprattutto tra gli anziani. Un aiuto potrebbe venire dalle terapie conservative e, in particolare, dall’uso di tutori stampati in 3D, che consentono una migliore personalizzazione dei device.

Un recente studio del Dipartimento di Protesi e Tutori dell’Università di Ankara, in Turchia, mette a confronto tre tutori per stabilizzare le articolazioni della mano prodotti in diversi tipi di materiale, valutandone le differenze negli esiti e nella soddisfazione del paziente.

I materiali testati

Pubblicato su Science Reports, lo studio prevede l’indossamento da parte di un gruppo di volontari sani di tre tutori, ognuno realizzato in un materiale differente, ovvero poliuretano termoplastico, acido polilattico e materiali termoplastici a bassa temperatura.

Più nel dettaglio, i tutori realizzati in poliuretano termoplastico e acido polilattico sono stampati in 3D, mentre quello in LTT è convenzionale. L’intento degli autori è di confrontare i diversi materiali per capire quali producono tutori più efficaci e comodi per il paziente. In questo caso, i test sono condotti su soggetti sani, 15 donne e 15 uomini in tutto, di età superiore ai 21 anni. Perché soggetti sani? L’intento è di ottenere dati di comodità ed efficacia che siano esenti dall’influenza della patologia artrosica. In futuro sarà poi certamente necessario lavorare su pazienti affetti da artrosi carpo-metacarpale.

I risultati dello studio

Ognuno dei 30 partecipanti ha indossato i tre tipi di tutore per due ore consecutive, per poi sottoporsi alla scala di valutazione Quebec Assistive Technology User Satisfaction Evaluation per valutare la comodità del device e al Jebsen Taylor Hand Function Test per la valutazione della funzionalità della mano.

Ecco i risultati ottenuti dalle successive analisi statistiche. Partiamo dal fattore “soddisfazione dell’utente”: gli autori osservano che gli utenti sono più soddisfatti del tutore in poliuretano termoplastico stampato in 3D, rispetto che di quello stampato in acido polilattico. Simile la situazione per il tutore in materiale LTT, risultato migliore rispetto a quello in acido polilattico. Il confronto tra poliuretano termoplastico e LTT, invece, non evidenzia differenze significative.

Che dire, invece, del test per valutare la funzionalità di mano? In questo caso si evidenziano differenze solo in alcuni movimenti/condizioni valutati dal test. Per esempio, se prendiamo in considerazione il tempo di completamento del test con le carte, il poliuretano termoplastico è quello che offre esiti migliori rispetto all’acido polilattico, mentre per il movimento di piccoli oggetti, è il tutore il LTT a dare i risultati più veloci. L’azione di simulare l’atto di alimentarsi vede il poliuretano termoplastico superare il materiale LTT.

Se si osserva lo score nel suo complesso, il materiale che mostra esiti migliori è comunque il poliuretano termoplastico. Questi risultati vanno considerati preliminari e servono ulteriori studi per capire ancora meglio le differenze e come sfruttarle nel trattamento conservativo dei pazienti.

Güven E, Özgün AK, Alsancak S. Comparison of low temperature thermoplastic and 3D printed (TPU and PLA) CMC joint stabilization orthoses in healthy participants. Sci Rep (2026). https://doi.org/10.1038/s41598-026-39208-w

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