Traumi infantili, necessaria presa in carico in 4-6 ore

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Per le loro caratteristiche fisiche e cognitive, i bambini sono più a rischio degli adulti di incorrere in traumi. La bassa percezione del rischio li porta, infatti, a esporsi a situazioni anche pericolose. A questi incidenti casuali si aggiungono poi i non rari traumi legati ad abuso fisico.

Un Trauma Center Pediatrico deve avere al proprio interno esperti in neurochirurgia, chirurgia generale, chirurgia plastica, vascolare, radiologia, anestesiologia, rianimazione e ortopedia traumatologica, tutte a orientamento pediatrico.
Il modello proposto per occuparsi di trauma infantile è quello hub&spoke, che consente di centralizzare le casistiche più complesse in centri di massima specializzazione, dotati di équipe multidisciplinari capaci di prendere in carico il bambino traumatizzato a 360°.

Questo modello permette, inoltre, di centralizzare anche le tecnologie innovative, tanto utili quanto costose. Il tutto dovrebbe essere poi supportato da una Rete Trauma Regionale capace di trasportare al giusto ospedale il piccolo paziente entro 4-6 ore dall’evento, tempo stabilito dalle linee guida perché consente di garantire risultati e prognosi migliori.

Al crescere della complessità del caso, cresce anche il numero di specialisti coinvolti e di tecnologie usate. Per esempio, in caso di traumi causati da defenestrazioni o cadute dall’alto o da eventi territoriali, come terremoti e alluvioni, è fondamentale avere a disposizione macchinari in grado di effettuare una TAC total body in pochi minuti, per arrivare a una diagnosi velocemente e poter agire di conseguenza.

L’organizzazione del lavoro è altrettanto importante, come in ogni ambito di emergenza-urgenza: ognuno deve sapere esattamente quando e come intervenire, avendo un compito assegnato e ben allenato.

Questo argomento sarà tra i focus del XXIV congresso della Società Italiana di Traumatologia Ortopedica Pediatrica (20-21 ottobre, Roma), il cui titolo è “Le infezioni dell’apparato locomotore in età evolutiva. Le fratture esposte e il trauma maggiore”.

Stefania Somaré