Testato tutore dinamico per riabilitare la mano dopo ictus

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Circa 2/3 dei pazienti che subiscono un ictus riportano danni e disabilità agli arti superiori: condizioni che in quasi il 50% dei casi non rientrano con la fine della fase acuta della malattia, ma diventano croniche, riducendo l’autonomia dei soggetti e incidendo negativamente sulla loro qualità di vita. Il mondo della ricerca sta cercando strumenti che possano aumentare i casi di recupero funzionale, nel breve e nel lungo tempo.

Un team norvegese ha proposto di affiancare a una serie di esercizi specifici per l’arto superiore e la mano anche l’uso di un tutore dinamico presente in commercio.

Il metodo utilizzato

I pazienti inclusi in questo studio di fattibilità sono 15, tutti con esiti di ictus alla mano e una disabilità indicata da un Motor Assessment Scale inferiore o uguale a 3. I pazienti hanno seguito un piano riabilitativo della durata di 12 settimane. Durante le prime 3 settimane, i soggetti hanno seguito sessioni individuali supervisionate da un fisioterapista della durata di 60 minuti l’una, 3 volte la settimana.

In questa prima fase i partecipanti hanno lavorato per 10 minuti sul movimento grosso-motorio, per 10 minuti sul movimento fine, per 10 minuti sul rinforzo muscolare, mentre per la restante mezzora si sono esercitati in azioni quotidiane, come lavarsi, pulire i pavimenti, riempire la lavatrice e così via.

Completate queste prime 9 sessioni, i pazienti hanno proseguito il programma in autonomia, a domicilio, con sessioni della durata di 2 ore per 5 giorni la settimana per le restanti 9 settimane. In tutto, ogni paziente ha condotto circa 100 ore di fisioterapia della mano.

Ogni sessione è stata supportata dal tutore dinamico Saeboglove®, un guanto in Lycra arricchito di uno splint spiralato a livello di avambraccio e di un sistema di estensione delle dita supportato da 5 tenditori interfalangei a tensione regolabile.

I risultati ottenuti

Il primo risultato da prendere in considerazione, essendo questo uno studio di fattibilità, è il tasso di abbandono, risultato quasi del 50%: solo 8 dei pazienti coinvolti sono arrivati in fondo al percorso. La maggior parte di questi pazienti si è detta soddisfatta del tutore, ritenuto utile per muovere meglio la mano. Dal punto di vista oggettivo, i numeri confermano la presenza di miglioramenti in questi pazienti.

Dopo le prime 3 settimane di intervento in supervisione, i partecipanti hanno mostrato miglioramenti di 5 punti su 66 per l’indice Fugl-Meyer Assessment Upper Extremity rispetto alla partenza, mentre a 12 settimane di 8 punti su 66.

Migliorato anche l’Action Research Arm Test, di 7 punti su 57. Se il programma riabilitativo sembra funzionare, gli autori sottolineano alcune criticità nel processo di reclutamento iniziale e anche nel tasso di abbandono.
La maggior parte dei pazienti che hanno smesso di seguire il programma, lo hanno fatto perché non volevano continuare, non per cause di forza maggiore. Quelli con disabilità più forti, per esempio, hanno trovato difficile indossare il tutore in autonomia.

Occorre capire le ragioni dell’abbandono, se si vuole allestire uno studio più serio e robusto e introdurre un limite alla gravità di disabilità dei pazienti inclusi. Inoltre, sarebbe utile avere uno strumento per confermare l’aderenza al piano domiciliare e includere un gruppo di controllo, per confermare che i miglioramenti ottenuti dipendano dall’uso sinergico del tutore con gli esercizi.

(Lo studio: Wong, Y., Ada, L., Månum, G. et al. Upper limb practice with a dynamic hand orthosis to improve arm and hand function in people after stroke: a feasibility study. Pilot Feasibility Stud 9, 132 (2023). https://doi.org/10.1186/s40814-023-01353-8)