Teleriabilitazione, qual è la strada per una transizione di successo?

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Uno studio australiano ha analizzato le modalità per ottenere una rapida diffusione della teleriabilitazione in ospedali pubblici riabilitativi di media grandezza.
Gli autori hanno intervistato venticinque fisioterapisti che si sono rapidamente convertiti alla teleriabilitazione nel periodo di massime restrizioni per il Covid-19, afferenti a tre ospedali di Brisbane: il Queen Elizabeth II Hospital, il Redland Hospital e il Wynnum-Manly Community Health Centre, realtà nelle quali la teleriabilitazione era precedentemente utilizzata solo all’1%. Tra i fisioterapisti inclusi, alcuni hanno un’esperienza decennale, mentre altri sono alle prime armi.

Gli autori hanno posto loro domande capaci di mettere in evidenza quali fattori possano favorire, secondo la loro esperienza, la transizione all’uso del nuovo strumento.
Il primo punto messo in evidenza è la necessità di vivere questa transizione come team riabilitativo nel suo insieme, partendo certo dal team fisioterapico ambulatoriale ma includendo anche lo staff amministrativo e gestionale.
In altre parole, è importante che tutti gli attori abbiano voglia di mettersi in gioco e imparare un nuovo modo di fornire il servizio, aiutandosi gli uni con gli altri.

Il secondo tema riguarda le difficoltà tecnologiche affrontate per poter assicurare ai pazienti un buon servizio da remoto.
Secondo i fisioterapisti interpellati, sarebbe importante avere un team di supporto dedicato, formato da persone esperte, e poter contare su una piattaforma di teleriabilitazione che garantisca connessioni stabili e una buona qualità della comunicazione.
Anche la qualità della videocamera e dei microfoni utilizzati ha la sua importanza.

Infine, sarebbe importante supportare il team che si occupa di riabilitazione da remoto con corsi di aggiornamento. Messi insieme, questi tre suggerimenti permetterebbero al servizio di teleriabilitazione di funzionare al meglio ed essere anche meglio accettato dai fisioterapisti stessi.

Anche il setting deve essere adeguato. Lo studio mette in evidenza la difficoltà, per esempio, di condurre riabilitazione a distanza dalla palestra ospedaliera, ricca di rumori di sottofondo: gli specialisti richiedono quindi un ambiente privato e silenzioso, che consenta anche ai pazienti di esternare domande in tutta serenità.
Anche il setting domiciliare deve essere adeguato: per questo sarebbe utile inviare una mail ai pazienti prima dell’incontro perché lo allestiscano nel modo migliore e con gli oggetti necessari.

La presenza di un tavolo o di una sedia è sempre richiesta. Utile è anche poter contare sull’assistenza di una seconda persona che possa muovere la videocamera, consentendo al fisioterapista di osservare il paziente da più angolazioni.
Inoltre, risulta essenziale fornire al paziente un video degli esercizi che deve eseguire tra due sessioni consecutive, così da renderlo indipendente.

Per quanto riguarda l’efficacia delle sessioni da remoto, i fisioterapisti interpellati concordano nell’affermare che la qualità del lavoro svolto può essere paragonata a quella delle sessioni di persona, ma è importante anche l’approccio del paziente: se questi è aperto e proattivo, sfrutterà al massimo la sessione teleriabilitativa, mentre chi è più ideologico, e ha un’immagine chiara della fisioterapia come azione in presenza, farà più fatica.
Un dettaglio da non sottovalutare, perché può facilitare la modulazione dei due servizi in base alle esigenze del singolo paziente.

(Lo studio: Ross MH, Nelson M, Parravicini V, Weight M, Tyrrell R, Hartley N, Russell T. Staff perspectives on the key elements to successful rapid uptake of telerehabilitation in medium-sized public hospital physiotherapy departments. Physiother Res Int. 2022 Dec 20:e1991. doi: 10.1002/pri.1991. Epub ahead of print. PMID: 36540908)

Stefania Somaré