Protesi, valutare la mobilità a un anno dalla prescrizione

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Un gruppo di ricerca del Veteran’s Affairs Puget Sound Health Care System di Seattle ha sviluppato un modello di previsione multivariabile che sfrutta dati presenti nella cartella clinica elettronica del paziente per dare indicazioni rispetto a come questi si muoverà a 12 mesi dalla prescrizione della protesi.

L’intento è fornire maggiori informazioni al team di cura per lavorare in modo specifico sulle esigenze del paziente stesso e per prendere le migliori decisioni terapeutiche.
Il modello si chiama AMPREDICT PROsthetics Predicting Prosthesis Mobility ed è stato sviluppato e validato nello specifico per pazienti amputati a livello transtibiale o transfemorale per complicanze legate al diabete o ad arteriopatia periferica.

Gli autori sono partiti da informazioni contenute nel dataset del Veteran’s Affairs Corporate Data Warehouse, programma che intende supportare l’innovazione in sanità e non solo, e nel National Prosthetics Patient Database, per strutturare uno studio di corte multimetodologico capace di identificare in modo retrospettivo la qualità della mobilità in soggetti con protesi, sulla base del valore dell’indice Amputee Single Item Mobility Measure (AMPSIMM).

Quattro le categorie di movimento stabilite in base al punteggio raggiunto: un punteggio da 0 a 2 indica che il soggetto si muove solo in sedia a rotelle; un punteggio di 3 indica un soggetto che si muove solo in casa; un punteggio di 4 evidenzia un soggetto che si muove nella comunità; un punteggio da 5 a 6 indica un soggetto con mobilità avanzata. In tutto sono 357 i pazienti coinvolti.

Il lavoro retrospettivo ha permesso agli autori dello studio di individuare quali variabili possono contribuire a capire come si evolverà la mobilità di un amputato con protesi: in tutto sono 23, tutte di facile reperimento.
Purtroppo, gli autori sottolineano come il modello sia limitato nel distinguere tra chi utilizzerà la sedia a rotelle per muoversi e chi, invece, lo farà in autonomia, almeno in casa, mentre può discriminare tra le altre categorie. Qualcosa deve quindi essere ancora limato, ma l’idea è senza dubbio interessante.
Inoltre, anche in questa forma il modello AMPREDICT PROsthetics può fornire al clinico indicazioni per prescrivere il modello protesico più appropriato al soggetto, oltre che per stabilire gli obiettivi riabilitativi da raggiungere e il percorso migliore per farlo.

In Italia le complicanze vascolari date dal diabete sono la prima causa di amputazione non traumatica: secondo i dati Epicentro – Istituto Superiore di Sanità, queste pesano per il 60% del totale, anche se di rado portano ad amputazioni maggiori.
Favorire il recupero della mobilità è importante per consentire al soggetto di restare attivo, con ricadute positive a livello fisico e psicoemotivo.
Essere coscenti del fatto che non tutti potranno raggiungere gli stessi obiettivi è altrettanto importante. Allo studio ha partecipato anche l’Università di Washington.

(Lo studio: Norvell DC, Thompson ML, Baraff A, Biggs WT, Henderson A, Moore KP, Turner AP, Williams R, Maynard CC, Czerniecki JM. AMPREDICT PROsthetics- Predicting Prosthesis Mobility to aid in prosthetic prescription and rehabilitation planning. Arch Phys Med Rehabil. 2022 Dec 17:S0003-9993(22)01767-1. doi: 10.1016/j.apmr.2022.11.014. Epub ahead of print. PMID: 36539174)

Stefania Somaré