Teleriabilitazione asincrona muscoloscheletrica

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Negli ultimi anni sempre più realtà sanitarie hanno avviato servizi in teleriabilitazione per affezioni muscoloscheletriche. Una revisione della letteratura si è chiesta se queste siano efficaci nel raggiungere gli obiettivi prefissati, soprattutto se condotte in modalità asincrona.
La modalità sincrona, infatti, richiede comunque il coinvolgimento diretto di un fisioterapista o riabilitatore, il che potrebbe costituire un problema per i sistemi sanitari, che spesso versano in carenza di personale.

La teleriabilitazione asincrona potrebbe quindi soffrire degli stessi limiti di quella in situ, almeno dal punto di vista delle liste di attesa e dell’organizzazione interna. Certo, resterebbe il vantaggio per il paziente, che può seguire l’iter riabilitativo direttamente da casa: ma anche in questo caso, dovendo sottostare alle tempistiche dell’ospedale.
Problemi che possono essere risolti con la teleriabilitazione asincrona, oggi resa possibile dallo sviluppo tecnologico dei sistemi di tracciamento del movimento che guidano il paziente nell’esecuzione degli esercizi e registrano dati che possono essere visti dal fisioterapista in un secondo momento. Di recente un team statunitense ha dedicato alla riabilitazione asincrona una revisione, pubblicata su “Digital Health”.

In tutto sono 14 gli studi inclusi in questo lavoro, 8 randomizzati controllati, 3 non randomizzati e 3 studi in braccio singolo. I diversi protocolli ricorrono a tecnologie differenti per veicolare i percorsi riabilitativi: mobile app (9), web (4) e realtà virtuale (1). Le diversità non finiscono qui. 8 studi propongono solo esercizi riabilitativi, mentre gli altri 6 offrono protocolli multimodali, con esercizi, educazione sanitaria e terapia cognitiva-comportamentale. Infine, 10 studi usano sensori indossabili inerziali per fornire un feedback ai pazienti, mentre gli altri sensori basati sulla videocamera.
Nel loro lavoro gli autori differenziano gli studi proprio in base alla modalità di feedback scelta. Come abbiamo visto, la maggioranza degli studi inclusi nella revisione utilizzano sensori inerziali indossabili, con protocolli che durano dalle 8 alle 12 settimane.

Le condizioni muscoloscheletriche valutate sono il post-operatorio per artroplastica di ginocchio o anca, patologie croniche della spalla, patologie croniche di ginocchio, collo, bassa schiena e patologie muscoloscheletriche acute. Nel complesso, nessuno studio individua esiti migliori con la riabilitazione tradizionale rispetto a quella asincrona a distanza, che si mostra capace come l’altra di ridurre il dolore e la funzionalità fisica. Il livello di evidenza resta però basso. Gli studi che sfruttano altri sensori basati sulla videocamera, il livello di evidenza di efficacia è davvero molto basso.
Sembrerebbe che siano in gradi di intervenire positivamente almeno sul dolore. Pur evidenziando la necessità di continuare a studiare la teleriabilitazione asincrona in questo contesto medico, lo studio suggerisce che questo tipo di intervento sia comunque efficace, o quantomeno una valida alternativa alla teleriabilitazione sincrona e convenzionale.

(Lo studio: Janela D, Costa F, Weiss B, et al. Effectiveness of biofeedback-assisted asynchronous telerehabilitation in musculoskeletal care: A systematic review. DIGITAL HEALTH. 2023;9. doi:10.1177/20552076231176696)