Stabilità del passo, i fattori che più incidono

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Dopo un ictus che abbia leso i centri motori, un trauma, una frattura o un intervento ortopedico agli arti inferiori il paziente va sottoposto a una riabilitazione motoria che sia finalizzata a rinforzare la muscolatura dell’arto stesso, migliorare la mobilità articolare e riacquisire un passo il più possibile saldo e sicuro.

Ciò può essere complesso soprattutto per i pazienti che hanno subito un ictus e che, quindi, hanno mediamente un rischio doppio rispetto ai coetanei sani di cadere e incorrere nei conseguenti traumi.

Secondo alcuni studi presenti in letteratura, seppur un po’ datati, le cadute possono accadere anche durante la degenza ospedaliera, con un’incidenza che varia dal 5% al 65% a seconda delle casistiche.
Sembra, inoltre, che questo rischio non diminuisca nel tempo, ma semmai aumenta, forse per una maggiore predisposizione del soggetto a muoversi: si stima quindi che nel primo anno dopo l’evento ischemico dal 36% al 75% dei pazienti cada almeno una volta.
Alto anche il numero delle cadute ripetute nel tempo. Eppure, tutti i soggetti con ictus vengono sottoposti a una riabilitazione specifica per stabilizzare il passo e l’equilibrio.

Uno studio brasiliano, pubblicato su “International Journal of Rehabilitation Research”, ha valutato quali sono le variabili capaci di interferire sulla sicurezza del passo nei pazienti con ictus cronico, per poterle poi rinforzare durante l’iter riabilitativo.

Gli autori sono partiti da una serie di fattori indipendenti: forza del flessore dell’anca e dei flessori ed estensori del ginocchio; coordinazione degli arti inferiori; equilibrio dinamico; velocità del passo; capacità aerobica; percezione delle proprie abilità motorie.

Non è raro, infatti, che l’ictus impatti anche sulle capacità cognitive del soggetto, rendendogli complesso capire, e accettare, di avere nuovi limiti nel movimento. 90 i soggetti coinvolti: ognuno è stato sottoposto a test ed esami per valutare ognuna delle variabili sopra elencate.

I risultati sono stati quindi analizzati statisticamente, mettendo in evidenza che la velocità di camminata, la forza dei muscoli flessori dell’anca, la capacità aerobica e la percezione delle proprie abilità motorie hanno un ruolo determinante nel garantire la sicurezza nel passo e, quindi, ridurre il rischio di caduta.

Durante il percorso riabilitativo è quindi importante lavorare per rinforzare la muscolature dell’anca e la resistenza dei pazienti e, al contempo, per educarli a riconoscere i propri limiti e rispettarli.

Quando necessario, questi limiti devono essere ben spiegati anche ai caregiver, perché si assicurino che il paziente non si metta inutilmente a rischio. Allo studio hanno collaborato due realtà brasiliane: il NeuroGroup del Dipartimento di Terapia Fisica dell’Università Federale di Minas Gerais e il Centro di Scienze della Salute, Disciplina di Terapia Fisica, dell’Università Federale dell’Espírito Santo.

(Lo studio: Avelino, Patrick R.a; Menezes, Kênia K.P.a; Nascimento, Lucas R.b; Alvarenga, Maria Tereza Motaa; de Paula Magalhães, Jordanaa; Teixeira-Salmela, Luci Fuscaldia; Scianni, Aline A.a. Walking speed, hip muscles strength, aerobic capacity, and self-perceived locomotion ability most explain walking confidence after stroke: a cross-sectional experimental study. International Journal of Rehabilitation Research: December 2022 – Volume 45 – Issue 4 – p 350-354 doi: 10.1097/MRR.0000000000000550)

Stefania Somaré