Spondiloartrite, prime evidenze dal Registro Italiano

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Tra le patologie reumatiche c’è la spondiloartrite, termine che racchiude una serie di disordini infiammatori caratterizzati da diversi fenotipi ma assimilabili tra loro da aspetti clinici, come entesite, dactilite, mal di schiena infiammatorio e manifestazioni extra-articolari come psoriasi e uveite.
A questi, si aggiungono poi aspetti sistemici, come la presenza di patologie infiammatorie intestinali, familiarità e associazione genetica all’antigene HLA-B27.

Anche se i criteri diagnostici per individuare queste patologie sono chiari e definiti, a volte i pazienti con spondiloartrite assiale presentano alcune manifestazioni tipiche di quella periferica ed è quindi difficile differenziare, soprattutto quando la patologia è lieve o moderata.

Per aumentare le conoscenze in questo ambito rispetto alle manifestazioni cliniche, ma anche alla performance dei nuovi farmaci utilizzati, primo tra tutti gli Inibitori del Fattore di Necrosi Tumorale (TNF), è importante studiare i registri osservazionali e condurre studi di real world su larga scala.
I registri osservazionali americani ed europei contengono per lo più informazioni relative a pazienti con gravi forme di spondiloartrite, mentre i pazienti lievi e moderati sono sottorappresentati.

Da qui la nascita del Registro Italiano di Spondiloartrite che raccoglie informazioni su pazienti naïve a qualsiasi farmaco antireumatico modificante la malattia (DMARDs), offrendo quindi la possibilità di studiare le fasi iniziali della patologia in un setting reale.

Al momento il Registro, che è parte di un progetto chiamato SIRENA (Spondyloarthritis Italian Registry: Evidence from a National Pathway) contiene dati su 350 pazienti afferenti a 23 centri reumatologici nazionali. I dati sono relativi ad aspetti demografici e stili di vita, oltre che di natura medica. Questi pazienti sono in cura da almeno due anni e vengono rivalutati ogni sei mesi.

In un recente studio pubblicato su Frontiers questi dati sono stati analizzati per trarre alcune prime informazioni. Su 350 pazienti, il 64,9% è affetto da spondiloartrite periferica e il 35,1% da spondiloartrite assiale. Questi ultimi sono più giovani dei primi, con una età media di 44 anni contro 53, soffrono maggiormente di depressione/ansia e presentano una malattia più attiva.

D’altra parte, chi soffre di spondiloartrite periferica presenta più disordini cardiometabolici, psoriasi cutanea e psoriasi delle unghie dei pazienti con spondiloartrite assiale.
Per quanto riguarda altri disturbi, la dactilite è presente nel 17,6% dei pazienti con Spondiloartrite assiale e nel 24,3% di quelli con patologia periferica, mentre le percentuali relative all’entesite sono rispettivamente 51,4% e 40% e quelli per la fibromialgia sono 5,7% e 3,1%. Si evince sin da subito che la situazione è complessa, con disturbi che predominano in una forma della patologia rispetto che nell’altra.

Che dire delle diversità di genere? Tendenzialmente, le donne sembrano essere più predisposte a sviluppare depressione, lassezza articolare e hanno patologie più attive, che peggiorano più rapidamente. In entrambe le forme patologiche.

Per quanto riguarda il trattamento scelto, nel 77% dei casi i pazienti del Registro con Spondiloartrite assiale hanno iniziato una terapia biologica DMARD, mentre oltre la metà degli altri ha avviato una terapia DMARD convenzionale.
Gli autori ritengono che il Registro consentirà di individuare meglio la malattia ai suoi esordi e di individuare il migliore approccio terapeutico.

(Lo studio: Alan Zabotti et al. An Italian Disease-Based Registry of Axial and Peripheral Spondyloarthritis: The SIRENA Study. Frontiers in Medicine)

Stefania Somaré

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