SLA e riabilitazione: uno studio clinico randomizzato

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I piani di trattamento per i pazienti con sclerosi laterale amiotrofica (SLA) prevedono la riabilitazione motoria come strumento per favorire un benessere fisico e psicologico, almeno nelle prime fasi della malattia.

Al momento non è ancora chiaro quali esercizi siano più adatti a questi pazienti: un team italiano, afferente all’Università di Modena e Reggio Emilia e all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena, ha messo a punto uno studio randomizzato in cieco (Zucchi, E., Vinceti, M., Malagoli, C., Fini, N., Gessani, A., Fasano, A., Rizzi, R., Sette, E., Cavazza, S., Fiocchi, A., Buja, S., Faccioli, T., Storani, S. and Mandrioli, J. (2019), High‐frequency motor rehabilitation in amyotrophic lateral sclerosis: a randomized clinical trial. Ann Clin Transl Neurol, 6: 893-901) per verificare la superiorità di due differenti tipologie di intervento riabilitativo sui progressi di pazienti con SLA.

Il lavoro è stato svolto su 65 pazienti, divisi in 2 gruppi: uno ha seguito un regime intensivo fatto di 5 sessioni la settimana; l’altro ha seguito invece un regime tradizionale con 2 sessioni la settimana.

La tipologia degli esercizi era la medesima per entrambi i gruppi, solo la frequenza è stata variata.
Uno degli obiettivi era valutare la riduzione della progressione della patologia nei pazienti del primo gruppo rispetto al secondo, valutandola con la Amyotrophic Lateral Sclerosis Functional Rating Scale Revised.
Un secondo obiettivo era valutare una diminuzione degli eventi avversi.
Lo studio non ha mostrato differenze tra i due gruppi né a livello di rallentamento della patologia né nella riduzione degli eventi avversi.

Stefania Somaré

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