Scoliosi grave e trazione halo-pelvica

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Di trazione halo-pelvica si parla fin dagli anni ’50 del secolo scorso. Utilizzata inizialmente per immobilizzare i segmenti cervicali instabili, nel tempo è stata applicata anche ad altre condizioni patologiche della colonna, come l’accentuata deformazione data dalla scoliosi grave.
Nel tempo si è abbandonato questo metodo in favore di una fissazione interna, ma ci sono ancora alcuni soggetti che possono trarne vantaggio, ossia chi ha deformità gravi e rigide della colonna, che presentano problemi cardiorespiratori e digestivi associati e per i quali non è possibile effettuare una fissazione interna in un solo stadio, ma occorre sempre intervenire almeno due volte.

Di trazione halo-pelvica parla una metanalisi cinese condotta dal Guang’an Men Hospital e dal China-Japan Friendship Hospital di Beijing. Il lavoro intende, in particolare, verificare l’efficacia della tecnica in fase preoperatoria del secondo intervento di fissazione nel ridurre le complicanze associate all’intervento stesso e migliorarne gli esiti, diminuendo il numero di casi che devono essere sottoposti a ulteriori osteotomie.

Il problema pare essere particolarmente sentito nella Repubblica Popolare Cinese, dove l’incidenza della scoliosi grave sembra essere in costante aumento, così come la popolazione stessa, che si aggira sul miliardo e 400 milioni di persone.
In tutto gli autori hanno individuato 8 studi tra i database Cochrane Library, PubMed, Web of Science ed Embase, per un totale di 210 casi.

Gli studi mostrano eterogeneità rispetto a tempi di trazione e tassi di l’elongazione: nel primo caso, di va da intervalli temporali di 17.5 ± 7.7 giorni ad altri di 138.3 ± 28.83 giorni, mentre l’elongazione varia da 0,5 a 1 cm cm al giono, con protocolli diversi.
Per attenuare queste differenze gli autori hanno utilizzato vari metodi statistici, come modelli random effect.

La metanalisi evidenzia, effettivamente, una serie di vantaggi associati alla trazione halo-pelvica, in particolare sull’angolo di Cobb coronale, che diminuisce di 63,36°, sagittale, che decresce di 49,66°, e sull’altezza, che aumenta in media di 13.92 cm.
Lo stesso di può dire della capacità vitale forzata (FVC) e della capacità vitale forzata percentuale (FVC%) che ottengono rispettivamente una riduzione di – 0,33 e – 15,06.

Migliorare la funzione polmonare riduce i rischi connessi con un intervento; inoltre, avere una colonna più dritta riduce la compressione sugli organi interni a aumenta lo spazio di manovra per l’intervento stesso.
Gli autori hanno valutato quale sia il tasso complicanze, che si aggira tra il 6,6% e il 26,7%, con sintomi che scompaiono però dopo un tempo ragionevole e cure intensive.
In definitiva, quindi, questa metanalisi mostra l’utilità di utilizzare una trazione halo-pelvica nei pazienti con gravi deformità spinali rigide, tra il primo e il secondo intervento.

Secondo gli autori questo metodo è preferibile alla trazione che sfrutta la gravità perché più dolce e costante nei miglioramenti, mentre la gravità rischia di far raggiungere un plateaux nell’arco di due settimane.
Ora sarebbero necessari studi randomizzati e controllati per confermare quanto indicato dalla meta analisi, che ha la limitazione di basarsi su un pool di pazienti modesto.

(Lo studio: Sun, Y., Zhang, Y., Ma, H. et al. Halo-pelvic traction in the treatment of severe scoliosis: a meta-analysis. Eur Spine J (2023). https://doi.org/10.1007/s00586-023-07525-7)

Stefania Somaré